Page 175 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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Missione in UMbria 175
Bande di assassini che osano dirsi campioni della religione
A smarrimento che vivevano gli ambienti politici, orfani della guida di Cavour. Al centro
Torino il di Revel si fermò davvero poco, giusto il tempo di cogliere la tensione e lo
delle polemiche pesavano la questione dello scioglimento dell’Esercito Meridionale e
i torti che i volontari garibaldini, secondo larga parte dell’opinione pubblica piemon-
tese, avevano subito.
Mentre già si apprestava alla metà di agosto a raggiungere il fratello Ottavio nella tenuta avita di Ci-
mena, fu convocato al ministero della Guerra dal direttore, generale Cugia. Lo attendeva, anche questa
volta, un incarico delicato, in Umbria, nella zona di confine con lo Stato Pontificio, dove erano all’ordine
del giorno incidenti di frontiera tra le truppe transalpine, quelle pontificie e l’esercito italiano. Il terri-
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torio era controllato dalle truppe francesi del generale Charles Marie Augustin de Goyon, apertamente
legittimista, molto stimato in Vaticano, che godeva di ampi e autonomi poteri e fino ad allora aveva
rifiutato ogni collaborazione con i militari italiani. I francesi, secondo le indicazioni di Parigi, presidia-
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vano una larga fascia del Lazio che a nord comprendeva le delegazioni di Viterbo e Civitavecchia, a sud
Velletri, a est i dintorni di Roma fino a Civita Castellana.
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Il di Revel fu dunque mandato a presidiare una zona ad alto rischio di conflitto con la forza francese
e in un clima politico gravido di tensioni. Ad aggravare la situazione si erano concentrate in quei luoghi
sia le truppe borboniche del generale Giuseppe Ruggiero, sia i resti dell’armata pontificia sconfitta da
Cialdini a Castelfidardo, sia i volontari legittimisti che giungevano da ogni parte d’Europa per sostenere
la causa del pontefice contro il nuovo stato italiano. Nonostante le convinzioni personali di Goyon, le
forze francesi dovettero intervenire più volte, per le direttive impartite da Napoleone III, con sequestri
di carichi d’armi, arresti di agenti borbonici e di militari pontifici e con il disarmo del corpo del generale
Ruggiero.
Genova giunse dunque a Terni il 1° settembre 1861 per sostituire il tenente generale Filippo Brigno-
ne, in urto con il ministero per la vaghezza delle indicazioni ricevute su come regolarsi con i francesi.
Si trovò subito a dover affrontare le proteste degli ufficiali transalpini per i presunti sconfinamenti delle
truppe italiane e capì che la questione poteva risolta soltanto con un accordo bilaterale sulle regole da
impartire ai militari lungo la linea di demarcazione. Direttive che avrebbero impedito alle bande di bri-
ganti rinforzati dagli sbandati dell’esercito borbonico di sconfinare in Umbria per porsi poi al riparo del-
le armi francesi. Affrontò la controversia con l’abilità di un consumato diplomatico: nella sua lettera a
Goyon del 7 settembre ricordava i saldi legami tra i due eserciti che avevano combattuto vittoriosamente
a Traktir, a Magenta e a Solferino, e soprattutto tracciava un quadro drammatico, ma estremamente re-
alistico, della situazione:
1 Charles de Goyon, (Nantes 1803 – Parigi 1870). Dall’ottobre del 1856 comandante della divisione francese di occupazione di Roma.
Durante la sua permanenza nello Stato Pontificio diresse i lavori per le fortificazioni di Civitavecchia, terminate le quali, nell’estate
del 1860, tornò a Parigi. Ritornò a Roma richiamato dal pontefice proprio mentre l’esercito italiano sconfiggeva il 18 settembre 1860 a
Castelfidardo le forze pontificie. L’intervento del generale francese costrinse le truppe piemontesi che avevano occupato la provincia
di Viterbo e la città di Velletri a ritirarsi. Fu con lui che Revel dovette confrontarsi nella complessa missione nella zona di confine tra
l’Umbria e lo Stato Pontificio.
2 Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità, cit., p. 59.
3 Queste erano le indicazioni inviate da Parigi al governo italiano nell’ottobre dell’anno prima, affinché fossero rispettati e fatti rispet-
tare dall’esercito nazionale i territori di competenza.

