Page 180 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                     del convegno di Plombières. Nigra se ne tiene fuori.”

                  Pur a malincuore, lasciò Parigi e il 20 novembre a Torino riferì a Ricasoli e a Della Rovere della fred-
               dezza da parte delle autorità francesi e espose le sue idee per il controllo della frontiera pontificia. Con-
               sapevole delle proprie capacità e forte delle esperienze maturate a Napoli, propose di assumere in prima
               persona la responsabilità della custodia della linea di confine e delle relazioni con gli ufficiali transalpini,
               chiedendo di poter corrispondere direttamente con i ministri della Guerra e degli Esteri.
                  Ottenne così di avere saldamente nelle sue mani il controllo militare della tanto contesa linea di de-
               marcazione, con ampi poteri di manovra sulle questioni politiche con i francesi e sui problemi causati
               dallo sconfinamento delle truppe regie all’inseguimento delle bande brigantesche. Tornò quindi a Terni
               da dove, il 6 dicembre, poteva descrivere al fratello un quadro della provincia più rassicurante: il perico-
               lo di totale anarchia sembrava ormai scongiurato sia per le riserve del governo pontificio ad appoggiare
               apertamente il brigantaggio come invece facevano i Borbone, sia per la disposizione d’animo dei locali.
                     “Con questa popolazione umbra si può stare sicuri. L’indole è ben diversa dalla napoletana, e poi
                     essa è avversa al Governo romano. Non c’è da temere manutengoli dei briganti. Il clero, sebbene si
                     tenga in fuori, non ci è politicamente ostile, né si lascerebbe spingere ad agire contro di noi dall’An-
                     tonelli, la cui audacia non può eccedere al punto di patrocinare apertamente il brigantaggio, come
                     fa il Borbone.”
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                  Inoltre la regione l’aveva conquistato: al fratello descriveva la bellezza dei luoghi che gli ricordavano
               il Canavese, l’amore con cui i contadini, che indossavano un camicione di tela bianca al lavoro nei cam-
               pi, coltivavano la terra e il puro italiano del loro eloquio




               La verità è il nostro migliore avvocato

                  L’anno 1861 si chiudeva sotto buoni auspici per il nuovo stato italiano: ormai la prova di forza
               imposta nel Mezzogiorno Continentale dal brigantaggio diretto dalle forze reazionarie dell’ex Regno
               delle Due Sicilie si era risolta (di questo non aveva mai dubitato) a favore delle armi italiane: Govone
               gli annunziava la fine di Borjes, il celebre capobanda era stato catturato in un conflitto a fuoco dai ber-
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               saglieri ai confini dell’Abruzzo e giustiziato a Tagliacozzo l’8 dicembre . Ma proprio da Parigi arrivò
               l’imprevisto: «Il governo italiano fucila i realisti» , avevano dichiarato autorevoli personalità della cul-
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               tura liberale francese, tra i quali spiccava il nome di Victor Hugo. Al di Revel questa presa di posizione
               parve intollerabile: Borjes era stato, con il brigante Crocco, protagonista di tutte le più sanguinose im-



                   partecipato alla guerra di Crimea e a quella del 1859. Amico dell’imperatore Napoleone III, svolse a Parigi un’importante azione per
                   il riconoscimento del nuovo stato italiano. Revel, come si coglie dalla sua breve notazione, non nutriva una grande simpatia nei suoi
                   confronti; aveva avuto l’occasione di conoscerlo durante la spedizione nell’Italia centrale nel 1860 e fece di tutto per escluderlo, con
                   successo, dalla complesse trattative per la cessione del Veneto. Un’ampia e documentata biografia di Vimercati si trova nel volume
                   di Francesco Fadini e Manlio Mazziotti di Celso Ottaviano Vimercati:il primo lombardo (1815 – 1879), Lions club Crema e Pandino
                   Gera d’Adda Viscontea, 1991. Cfr. Genova Thaon di Revel, Umbria e Aspromonte, 21 ottobre 1861 cit., p. 25.
               14  Ivi, p. 29.
               15  Sulla cattura di Borjes i ragguagli completi sono nel rapporto del 9 dicembre 1861del maggiore Franchini, comandante del batta-
                   glione dei bersaglieri: «S’impegna un vivo combattimento, ed i briganti si difendono accanitamente. Infine, dopo mezz’ora di fuoco,
                   intimo loro la resa, minacciando di incendiare la casa; ostinatamente rifiutano, ed io volendo risparmiare quanto più poteva la vita ai
                   miei bravi bersaglieri, già faceva appiccare il fuoco alla cascina, quando i briganti si arrendevano a discrezione. Ventitrè carabine, 3
                   sciabole, 17 cavalli, 3 bandiere tricolori colla croce di Savoia, forse per servire d’inganno, non che lo stesso generale Borjès e gli altri
                   suoi compagni descritti nell’unito stato, che tutti traducevo meco a Tagliacozzo, assieme ai 5 morti, e che faceva fucilare alle ore 4
                   pomeridiane, ad esempio dei tristi che avversano il Governo del Re ed il risorgimento della nostra patria». Cfr. Marc Monnier, Notizie
                   storiche sul brigantaggio nelle provincie napoletane dai tempi di Frà Diavolo ai giorni nostri, G. Barbera, Firenze, 1862, p. 163.
               16  Marc Monnier, Notizie storiche documentate sul brigantaggio, G. Barbera, Milano,1862, p. 162.

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