Page 176 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                     “Nelle provincie meridionali limitrofe all’Umbria, si è dato convegno la peggior genia, non solo di
                     queste provincie, ma anche dall’estero, e rinforzata coi liberati dal carcere e dal bagno, ha formato
                     bande d’assassini che osano dirsi campioni della religione e della legittimità, per ingannare e sor-
                     prendere indifese le popolazioni da loro barbaramente malmenate. Vengo da Napoli ove rimasi per
                     otto mesi alla direzione degli affari di guerra, e so come in quelle sfere borboniche si meni vanto
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                     dell’appoggio della Francia, ma so meglio ancora, quanto sia falsa tale diceria.”
                  La risposta positiva del generale Goyon non si fece attendere e confermò a Genova di aver toccato
               con il generale legittimista francese le corde giuste. Malgrado l’intesa raggiunta le truppe di frontiera
               francesi non riuscirono o non vollero quasi mai impedire il passaggio della bande, confermando così la
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               politica anti italiana e filo pontificia di cui era interprete Goyon  il quale considerò il patto come un ce-
               dimento, tanto da pentirsene dopo averlo sottoscritto. Si preoccupava che potesse essere divulgato come
               un accordo politico, perché questo gli avrebbe attirato certamente le ire di Pio IX e dell’imperatrice di
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               Francia Eugenia.   In realtà si trattava soltanto di circoscritte intese che permettevano di evitare quoti-
               diani attriti tra le due parti.
                  La questione romana rimaneva una matassa ingarbugliata al centro dell’attenzione del governo Rica-
               soli. In proposito Alessandro della Rovere, in procinto di assumere l’incarico di ministro della Guerra,
               scriveva al suo amico di Revel mettendolo in guardia dal prendere iniziative:
                     “Sta bene attento a ciò che farai. Io so che il Ministero è molto imbrogliato nella questione di Roma,
                     Ricasoli vorrebbe fare qualche atto, progredire nelle idee italiane, ma non trova il bandolo. Io credo
                     che quei signori di Piazza Castello sarebbero ben contenti che tu prendessi qualche iniziativa pro-
                     vocatrice, onde aver occasione di trattare per una soluzione (…) Se la cosa andrà male sarà tutta
                     colpa tua.” 7

                  Quanto queste riflessioni potessero influenzarlo non possiamo saperlo, certo è che aveva ormai da
               sempre accantonato ogni perplessità sulla sua azione contro lo Stato Pontificio, occupando con le sue
               truppe uno dei territori che il governo del cardinale Antonelli continuava a reclamare. Le uniche riserve
               erano nei confronti di Ottavio e della cognata Emily che temeva potessero disapprovare il suo operato,
               anzi, come ormai diceva esplicitamente, la sua politica. Infatti pienamente politico era il compito che si
               era prefisso di svolgere a Terni: conquistare, se non l’appoggio, per lo meno la benevola neutralità del
               clero, contando anche sull’intelligenza e sulla sensibilità dell’arcivescovo di Perugia, Gioacchino Pecci,
               il futuro pontefice Leone XIII.
                  I risultati della sua accorta azione furono molto apprezzati dal governo che desiderava trasformare il
               gentlemen’s agreement raggiunto con il generale Goyon in una convenzione ufficiale di confine con il
               governo francese. Così il di Revel, dopo aver accolto a Terni il 30 settembre i principi Umberto e Ame-
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               deo, accompagnati dal generale Giuseppe Rossi,  fu chiamato dal ministero e il 5 di ottobre partì per

               4   Genova Thaon di Revel, Umbria e Aspromonte. Ricordi diplomatici, F.lli Dumolard, Milano, 1894, p. 11.
               5   Un analogo tentativo compiuto dal generale Govone sul finire dell’anno che da Gaeta controllava il confine meridionale dello Stato
                   pontificio, fu recisamente respinto. Cfr. Franco Molfese, Storia del brigantaggio, cit., p. 153.
               6   Genova Thaon di Revel, Umbria e Aspromonte, cit., p. 15.
               7   Ivi, p. 14.
               8   Giuseppe Rossi, ufficiale di artiglieria, definito dal di Revel ottimo generale, maggior generale dal 1847, comandante generale del cor-
                   po di Stato maggiore nel 1850, divenne governatore dei principi reali nel 1852. La sua nomina a una carica così importante fece molto
                   scalpore in quanto Rossi, di origine borghese, non apparteneva all’aristocrazia piemontese. Cfr. Pierangelo Gentile, L’ombra del re.
                   Vittorio Emanuele II e le politiche di corte, Comitato di Torino dell’Istituto del Risorgimento italiano, Torino 2011, p. 115. Il di Revel
                   fornì al fratello in una lettera del 3 ottobre 1861 un’affettuosa descrizione del comportamento dei due giovanissimi principi: «Lunedì
                   arrivarono in Terni i principi Umberto ed Amedeo. Il ricevimento fu solenne, e più entusiasta ancora l’accoglienza della popolazione
                   (…) Vi fu pranzo con inviti e teatro di gala, durante il quale il principe Amedeo combatteva valorosamente contro il sonno, per tenere
                   gli occhi aperti. I principi sono affabili, cortesi, disinvolti, e di un contegno inappuntabile». Cfr. Genova Thaon di Revel, Umbria e
                   Aspromonte, cit., p. 21.
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