Page 155 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La Liberazione deLL’itaLia CentraLe e Lo sCiogLimento deLL’eserCito meridionaLe. 155
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promozione a colonnello per il valore dimostrato durante l’assedio alla piazza di Ancona. I convulsi
avvenimenti degli ultimi quindici mesi stavano comunque scompaginando convinzioni politiche che
parevano inconfutabili. Raccontava, senza celare la sua personale soddisfazione al fratello, dell’incontro
avuto in quei giorni con un accanito avversario in Parlamento del loro schieramento politico:
“Figurati la mia sorpresa incontrando alla porta del palazzo [dove il re riceveva] con uniforme ri-
camato, zazzera ben liscia e feluca in testa, Lorenzo Valerio! Il focoso tribuno della sinistra che non
voleva vestire l’abito per andare alle sedute reali ed ai ricevimenti ufficiali di corte! Ci salutammo,
una stretta di mano, un sorriso un po’ confuso in lui quanto ironico in me, pensando alla «Concor-
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dia»! “
a
Abbiamo passato il Tronto, 2 edizione ampliata del Rubicone
Il colonnello di Revel ebbe l’ordine di far imbarcare il parco d’assedio con destinazione Gaeta, dove,
secondo il piano messo a punto dal Consiglio di guerra, i borbonici incalzati sul fianco sinistro, sarebbero
stati obbligati a ripiegare. Il suo trasferimento da Ancona verso Napoli fu fatto invece a cavallo insieme
al re e allo Stato Maggiore lungo l’Adriatico fino a Pescara, poi per la direttrice Sulmona, Isernia, Vena-
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fro verso la Terra di Lavoro: ovunque le popolazioni accompagnavano in modo entusiastico il cammino
dell’armata, persino il clero, dai semplici sacerdoti ai vescovi, li accoglievano con manifesta gratitudine:
“Si vede proprio che siamo i benvenuti, liberandoli dalla paura dell’anarchia mazziniana e delle
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atrocità reazionarie.”
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La consapevolezza di vivere in prima persona i momenti decisivi dell’epopea risorgimentale gli re-
galava un nuovo senso dell’onore finalmente libero da ogni dubbio. Il 14 ottobre comunicava al fratello,
con malcelata esuberanza:
“Abbiamo passato il Tronto, 2a edizione ampliata del Rubicone”.
Da quel momento in poi tutta l’attenzione e la preoccupazione del di Revel e dei suoi amici torinesi,
con cui corrispondeva con assiduità, furono rivolte più che alle mosse strategiche per contrastare l’arma-
ta borbonica, alle iniziative del generale Garibaldi e dei suoi volontari. Genova non poteva certamente
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conoscere il contenuto della lettera inviata da Cavour a Farini il 5 ottobre, ma era ormai evidente che
sia lo Stato Maggiore di Fanti, sia il governo, sia gran parte dell’ambiente piemontese conservatore -
moderato davano per certo l’esito favorevole dello scontro militare con le forze di Francesco II.
Il 23 ottobre 1860 il di Revel era a Isernia. Due giorni prima il generale Cialdini, sconfitti i borbonici
al passo del Macerone, aveva domato con grande energia un’insurrezione legittimistica. Le forze napole-
12 Ministero della Guerra, Stato di Servizio, cit., Colonnello nell’Arma di artiglieria per merito di guerra, 3 ottobre 1860.
13 Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p. 56. Concordia era il titolo del battagliero quotidiano diretto da Lorenzo Valerio
dal 1847 al 1850 portavoce della sinistra parlamentare e dalle cui colonne aveva più volte criticato la politica cavouriana e quella
conservatrice moderata che faceva capo a Ottavio Revel.
14 «Lungo il cammino il Re, secondo l’uso iniziato da Carlo Alberto e da lui seguito, chiamava successivamente uno del seguito per
chiacchierare insieme. Non ero tra i meno chiamati perché lo divertiva parlare dei suoi giovani tempi, gli parlavo con libertà, non gli
chiedevo mai niente, e si ricordava la campagna del 1848 nella quale io comandava una batteria della sua divisione». Cfr. Genova
Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p. 65.
15 Ivi, p. 64.
16 Era stato da poco aggregato allo Stato Maggiore anche il pittore Raffaele Pontremoli che assistette a tutte le operazioni militari facendo
schizzi dai quali dipinse i fatti principali della campagna.
17 La direttiva del presidente del Consiglio era molto precisa: «Ristabilire l’ordine a Napoli prima, domare il re [Francesco II] dopo. Guai
se si invertisse il modo di procedere». Cfr. Cfr. Carteggi di Camillo di Cavour, La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del
Regno d’Italia, Zanichelli, Bologna, 1952, vol. III, p. 38.

