Page 224 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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224 Thaon di Revel
I democratici, rimasti a casa per vociare nei circoli e società popolari, avevano promesso mari e
monti. I moderati liberali, che agivano, non vollero confutarli per non raffreddare l’impulso uni-
tario nazionale. Non si parlò che di benefizi, e niente di sacrifizi indispensabili. L’unione si fece in
un modo relativamente così quieto e facile, che nessuna delle tante regioni d’Italia, credette dover
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mutare il proprio andamento. D’onde le animosità personali, e le reciproche querele.”
L’esito della consultazione non modificò nella sostanza l’equilibrio delle forze politiche, pur asse-
gnando un leggero incremento ai rappresentanti della Sinistra. Il nuovo gabinetto Ricasoli rassegnò in
breve le dimissioni per i numerosi voti che raccolse Francesco Crispi nell’elezione per la Presidenza
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della Camera contro Adriano Mari, sostenuto dal governo.
Il 4 aprile il di Revel commentava con il fratello la nuova crisi ministeriale e si lamentava che man-
casse la vera devozione al paese: davvero non pensava in quel momento che sarebbe toccato proprio a lui
dimostrare spirito di servizio e fedeltà all’Italia. Ricevette infatti due giorni dopo un telegramma cifrato
da Cugia (responsabile della Guerra nel precedente ministero), che lo invitata a recarsi subito a Firenze
per assumere, secondo il desiderio di Vittorio Emanuele, la carica di ministro della Guerra nel Gabinetto
Menabrea – Rattazzi. Ma quando giunse nella capitale la situazione era già mutata: Menabrea, colpito
dalla improvvisa morte del figlio, aveva rinunciato all’incarico e il re l’aveva sostituito con Francesco
Crispi. Genova, da sempre su posizioni opposte a quelle dei due politici, rifiutò fermamente l’incarico e,
cosa proprio inusuale per lui, si negò anche a un colloquio con Vittorio Emanuele. Le sollecitazioni da
diverse parti si fecero davvero insistenti e alla fine lo convinsero ad accogliere l’invito del re:
“Questa mattina – scriveva da Firenze al fratello l’8 aprile – fui dal Re. Mi accolse con benevola
famigliarità. Mi disse di volermi alla guerra, perché egli si occupa specialmente dell’esercito, mi
conosce, e sa che seconderò le sue idee. Alle mie obbiezioni di poter andare d’accordo con Rattazzi,
mi rispose: «Si ricordi che Rattazzi fa ciò che voglio io, e mi obbedirà quando gli dirò di andare
d’accordo con Revel. Si ricordi come l’ho sempre richiamato all’ordine, quando io non ero contento
5 Genova Thaon di Revel Sette mesi al Ministero, cit., p. 68.
6 Adriano Mari (Firenze 1813 –Fiesole 1878) Laureato in giurisprudenza a Pisa, si schierò su posizioni moderate e contrastò il governo
formato da Montanelli e Guerrazzi nel 1848. Nel marzo 1860, dopo i plebisciti che confermano l’annessione della Toscana al Regno di
Sardegna, fu eletto alla Camera dei deputati. In Parlamento si schierò con la Destra e fu vicino a Cavour e Ricasoli. Il 27 marzo 1867
fu eletto per la terza volta presidente della Camera. Divenne ministro di Grazia e Giustizia con il governo Menabrea e fu lui a firmare
l’ordine di cattura per il generale Garibaldi per i fatti di Mentana.
capitolo nono

