Page 229 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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Ministro della Guerra 1867                                      229




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                        sciuto il marchese Gioacchino Napoleone Pepoli,  insomma una querelle tra i componenti della grande
                        famiglia dei Bonaparte per la preminenza nei rapporti con l’imperatore francese. Pepoli, indignato, man-
                        dò Cialdini e suo cognato Tancredi Mosti, aiutante di campo del generale, a sfidare a duello l’avvocato
                        Rattazzi il quale si rivolse al di Revel e a Sebastiano Tecchio, ministro della Giustizia, per cercare una
                        conciliazione e evitare lo scandalo di un duello tra il presidente del Consiglio in carica e un autorevole
                        esponente della classe dirigente del nuovo Regno. Intervenne personalmente anche Vittorio Emanuele
                        che chiamò a Palazzo Pitti il ministro della Guerra per aggiustare la delicata questione. Il di Revel svolse
                        in modo accorto il suo ruolo di mediatore: propose un giurì d’onore, d’accordo con il sovrano, per diri-
                        mere l’intricata questione. Nel frattempo Madame Rattazzi aveva smentito in una lettera alla Gazzetta
                        d’italia ogni sua allusione a Firenze e agli uomini politici. Il giurì d’onore, costituito da Carlo Cadorna,
                        Francesco Arese, Filippo Brignone e Nino Bixio, su consiglio del ministro della Guerra espresse il parere
                        che la domanda di soddisfazione non era ammissibile finché Urbano Rattazzi fosse stato presidente del
                        Consiglio, come in un caso analogo si era fatto in Inghilterra. La “crisi” si concluse con il temporaneo
                        allontanamento di Madame Rattazzi da Firenze, una misura caldeggiata e quasi imposta dal di Revel:
                             “Questa mattina, essendo da Rattazzi, mi valsi di una parola di ringraziamento, per accennare la
                             convenienza di un’assenza momentanea della di lui moglie: «Sa come dessa ha la parola pronta e
                             la penna facile. Nascerà ancora qualche guaio, che si eviterebbe se dessa andasse a Parigi, donde
                             potrebbe ragguagliarlo sulle idee di Napoleone». Rattazzi non mostrò sorpresa, anzi entrò nella mia
                             idea.  «Che vuole? -mi disse - quella benedetta Maria è ‘na masnà (bambina)» «Ebbene conviene
                             togliere l’eventualità di qualche masnoiada (bambinata). Egli rise, mi ringraziò dell’amichevole
                             interesse ch’io gli dimostravo, e la signora partirà… Due giorni dopo partiva per Parigi.”
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                           Il duello così non fu più fatto, ma l’incidente gli diede modo di conoscere meglio l’avvocato Rattazzi
                        e in particolare di cogliere i limiti della sua personalità che si riverberavano anche sulle scelte politiche
                        del governo da lui presieduto. Tutto questo non faceva che acuire le sue perplessità per l’esecutivo di cui
                        faceva parte e ne scriveva al fratello il 28 aprile:

                             “Il gran male per Rattazzi sono i suoi amici che lo spingono a sinistra. Se non sbaglio, egli ha pure
                             invidia della fama acquistata da Cavour. Brama ardentemente di equipararlo, e confida poter, al pari
                             di quello, giuocare Napoleone e Garibaldi, coll’appoggio di Vittorio Emanuele. Ecco lo stimolo che
                             lo fa traviare. Sua moglie lo spinge in tale idea, e si lusinga di poter servire d’intermediario presso
                             suo cugino Napoleone. Gelosia d’impiego tra lei e Pepoli, che generò Bicheville ed i consecutivi
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                             pettegolezzi.”



                        Ora cominciano le dolenti note…desse non nuoceranno all’esercito

                           Chiusa la parentesi per molti aspetti surreale del duello, poté rivolgere il suo impegno agli urgenti
                        problemi che gli poneva il ministero della Guerra. Aveva allora cinquant’anni e una conoscenza appro-
                        fondita della struttura organizzativa dell’esercito. L’esperienza maturata a Napoli alla Direzione Gene-
                        rale di Guerra e successivamente in Umbria lo aveva portato a un costante contatto con il ministero di



                        17  Il ritratto che ne faceva Madame Rattazzi, se riferito al marchese Pepoli, era sicuramente oltraggioso: «Il marchese Benjoli è proprio
                           un imbecille, la sua grottesca vanità è divenuta proverbiale. E’ impossibile essere più solennemente buffoni e più imperturbabilmente
                           stupidi; è capace di tutto, potrebbe sgozzare i suoi figli, che ama, se la sua inetta personalità fosse messa in discussione; è lo zimbello
                           dei salotti e delle riunioni conviviali; tutti fanno a gara per prendersi gioco di lui.» Cfr. Genova Thaon di Revel Sette mesi al Ministero,
                           cit., p. 93n.
                        18  Genova Thaon di Revel Sette mesi al Ministero, cit., p. 96, al fratello 27 aprile.
                        19  Ivi, p. 96.
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