Page 232 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               maggioranza della Camera (una parte della Destra e tutta la Sinistra) ostile all’esercito e più ancora
               scontenta per la conduzione del conflitto contro l’Austria, decise di discutere in aula solo il bilancio
               della Guerra, votando le riduzioni di spesa e rimandando la questione più importante sul riordinamento
               dell’esercito a una successiva seduta parlamentare. Si vide costretto ad accettare l’eliminazione dei Gran
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               Comandi di Verona, Milano, Torino, Bologna, Firenze e Napoli  apparentemente con forzata rassegna-
               zione, ma su cui in realtà aveva già deciso di cedere per dare soddisfazione all’opposizione.
                     “Il risultato mi ha dato causa vinta. La soppressione dei Gran comandi ha impedito qualunque al-
                     tra discussione sull’ordinamento dell’esercito. Rattazzi mi ha tenuto parola. Fu sempre presente e
                     combatté vittoriosamente le economie proposte dalla Commissione, ma non da me acconsentite. “ 29




               Il Re da parte sua mi disse di lasciar andare questo personaggio incomodo

                  La soppressione dei comandi apicali dell’esercito obbligava il di Revel a mettere a riposo numerosi
               ufficiali generali; molti si risentirono, protestarono e annunziarono reclami. Tra i tanti che avversarono
               il provvedimento, esemplare fu la posizione di Alfonso La Marmora, cui il ministro era legato da un
               profondo rapporto di stima e gratitudine.
                  Il giorno seguente l’eliminazione dei comandi di dipartimento, il generale scrisse al di Revel una
               breve lettera in cui con tono fermo, ma polemico, annunciava la sua intenzione di andare in pensione e
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               di abbandonare l’esercito.  Quale fosse però il vero sentire suo e degli alti ufficiali, che con il provve-
               dimento governativo erano di fatto collocati fuori dall’esercito, La Marmora lo esprimeva in una lunga
               lettera dalla sede del Gran Comando del Dipartimento Militare di Firenze a Petitti:
                     “Caro Amico, ti volevo scrivere ieri, ma una lunga visita di Revel prima della Camera me lo ha
                     impedito (…) A provarti come io sia teco perfettamente d’accordo nel giudicare la condotta della
                     Camera e del Governo in questa dolorosa occorrenza ti mando copia della mia domanda di ritiro e
                     della lettera privata diretta a Revel in risposta a quella ch’egli mi scriveva per indurmi a ritirarla
                     (…) Egli cercò di provarmi che il Governo era rincrescente e continuava ad avere piena fiducia in
                     me; ma la verità è che Rattazzi era pienamente d’accordo colla Sinistra, che Mellana valendosi
                     della mia assenza, correva da un banco all’altro persuadendo i deputati che io ero contrario ai G.
                     Comandi, che si lasciava capire essere il Re d’accordo. Ma quel che è più, sì è che lo stesso Revel
                     oltre a diffendere (sic) assai mollemente i capi di Dipartimento, si recava durante la discussione
                     ogni momento al banco della commissione [a] prender l’imbeccata da Fambri, Farini e Corte che
                     si permettevano perfino di andarsi a sedere accanto al Ministro della Guerra con tutta famigliarità.
                     Ed io dovrò ancora trangugiare tali offese all’esercito e ai suoi capi? (…) E che dire del Re che se
                     ne va a caccia mentre si decapita e si cerca di distruggere il suo esercito? E questa riflessione non è
                     mia soltanto, è riportata da tutti i diplomatici scandalizzati di quanto avviene.” 31
                  Il di Revel cercò di mitigare la delusione dei generali con lettere personali di ringraziamento per l’at-
               tività svolta insieme, e, d’intesa con Vittorio Emanuele, conferendo onorificenze mauriziane a quelli che
               giudicava i più meritevoli. Ma La Marmora fu irremovibile. Il ministro gli propose un ruolo di ispettore


                   vol. 82, pp. 271-384.
               28  Piero Pieri, Le forze armate nell’età della Destra, Giuffrè, Milano, 1962, p. 482.
               29  Genova Thaon di Revel Sette mesi al Ministero, cit., p. 126.
               30  «Il voto della Camera di ieri venendo a stabilire pei generali d’armata una posizione che io considero una vera sine-cura, ed avendo io
                   sempre disapprovato e combattuto ogni sorta di sinecure, mi è impossibile accettare questa nuova posizione. Per cui prego V. S. ill.ma
                   a volermi ottenere il R. Decreto col quale io possa far valere i miei diritti alla pensione di ritiro a termini di legge» Cfr. Genova Thaon
                   di Revel, Sette mesi al Ministero, cit., p. 131.
               31  ASBI, Carte La Marmora, cit., Cass XC, cart. 142 – 416 bis, La Marmora a Petitti, Firenze, 2 giugno [recte 2 luglio] 1867.
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