Page 236 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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“Sono stato molto contento per il buon effetto che ha avuto sullo spirito di Camilla che ha visto che
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sono in buoni rapporti con il Papa.”
L’eventualità assai probabile di iniziative di Garibaldi contro lo Stato della Chiesa lo teneva sempre
in allerta, anche perché temeva una reazione aggressiva della Francia.
“Vogliamo noi una guerra contro la Francia? Convinto che, nell’attuale situazione morale, finanzia-
ria e militare in cui si trova l’Italia, non siamo in grado di sostener tal guerra, non potrei assumere
l’incarica di prepararla. Mi ritirerei per andare a combattere alla testa di una divisione.”
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Si può dunque bene comprendere in quali difficoltà si trovasse come ministro della Guerra: da un lato
Rattazzi, pur con grande cautela, era chiaramente orientato a non intervenire in modo deciso per sbarrare
il passo al Partito d’Azione e alle masse garibaldine, lui al contrario, su cui ricadeva la responsabilità
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della disposizione delle forze militari del Regno, era fermo nel far rispettare la Convenzione di Settem-
bre e aveva più volte espresso il parere che la controversia dovesse essere risolta attraverso una trattativa
con il pontefice, garantendone la permanenza a Roma e la libertà religiosa.
Non è il caso di ripercorrere tutte le vicende che portarono all’episodio di Mentana, quanto piuttosto
comprendere il tormento che colse il ministro della Guerra combattuto tra la lealtà alla monarchia e al
governo e il suo profondo sentimento religioso vissuto sempre con coerenza. L’osservanza della Con-
venzione, l’onore e la credibilità dell’esercito, l’accordo con la Santa Sede, restavano per lui gli assiomi
fondamentali.
Tutti perdono il retto senso quando hanno a che fare con Garibaldi
Dopo l’arresto di Garibaldi il 24 settembre 1867 mentre organizzava uno sconfinamento dei suoi vo-
lontari a Sinalunga, il di Revel sostenne con forza la necessità di ricondurre il Generale a Caprera.
“Parlavo come ministro, e non come individuo, le cui convinzioni religiose non devonsi trattare
in Consiglio. E come ministro, dichiaravo che se non si poneva termine all’agitazione del partito
d’azione, riconducendo Garibaldi a Caprera, mi ritirerei per non prestar mano ad una politica che
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ritenevo più che dannosa per l’Italia.”
Nonostante le precise disposizioni date, il trasferimento di Garibaldi alla fortezza di Alessandria, da
dove poi sarebbe stato ricondotto a Caprera, fu punteggiato da una serie di fraintendimenti, telegrammi
non giunti, equivoci e iniziative improvvisate e personali che resero il viaggio dell’Eroe dei Due Mondi
una sorta di percorso trionfale, accolto in ogni stazione o fermata da entusiastiche manifestazioni popo-
lari.
Il di Revel, informato ora per ora dai telegrammi e dai rapporti dei vertici delle forze armate sull’evol-
versi della situazione, propose che, di fronte a una vera e propria emergenza nazionale, quale quella che
si stava profilando, venisse convocato il Parlamento per porre i partiti politici di fronte a una posizione
netta del governo e impedire che i deputati sinistri si adoperassero nei loro collegi elettorali per con-
trastare le disposizioni dell’esecutivo. La sua proposta, respinta, lo induceva a un insolito pessimismo:
“Il Ministero è incerto, senza maggioranza sicura…il Re pensa andare a caccia…L’abituale mio
38 Collezione privata, Carte GTR, lettera al fratello Ottavio, Firenze, s.d. [16 agosto 1867].
39 Genova Thaon di Revel Sette mesi al Ministero, cit., p. 158. Lettera a Ottavio, Firenze, 16 agosto 1867.
40 La posizione del di Revel creava imbarazzo a Rattazzi che, nei primi giorni di agosto, aveva cercato di allontanare da Firenze il mini-
stro insistendo perché si recasse a Vienna. Era importante, secondo il presidente del Consiglio, dopo la tragica morte dell’arciduchessa
Matilde, riprendere il discorso di un progetto matrimoniale tra l’erede al trono del Regno d’Italia e l’Austria. Cfr. Genova Thaon di
Revel, Sette mesi al Ministero, cit., p. 157.
41 Genova Thaon di Revel, Sette mesi al Ministero, cit., p. 167.
capitolo nono

