Page 230 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               cui aveva colto la complessità della struttura, la dispersione delle risorse economiche e la ridondanza
               degli organici. Il suo compito era quello di affrontare i problemi dell’esercito, uscito di fatto sconfitto
               dalla guerra del ’66 e oggetto di molte critiche da parte dell’opinione pubblica e delle forze parlamentari
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               della Sinistra,  ma si trovava in una congiuntura finanziaria del Regno molto difficile in cui appariva
               arduo sostenere perfino le spese per il mantenimento delle forze armate, ancor prima di pensare al suo
               ammodernamento. Confidava al fratello:
                     “Ora cominciano le dolenti note, e dolenti al massimo, perché devo recar pena a superiori e com-
                     pagni che stimo ed affeziono. Ma come fare altrimenti? Se non inizio economie e riclusioni, tolgo
                     ogni credito alle ragioni che dovrò esporre alla Camera per oppormi ad altre nocive all’esercito.
                     Però, se dolente delle misure che dovrò prendere, sono ancor più convinto che desse non nuoceranno
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                     all’esercito.”
                  Non voleva che i tagli di spesa e la riduzione degli organici compromettessero la compattezza dell’e-
               sercito e il suo spirito patriottico. La breve durata del suo incarico governativo, di sette mesi appena, per
               di più con il drammatico intermezzo della spedizione garibaldina contro lo Stato Pontificio a Mentana,
               non permisero la riorganizzazione complessiva delle Forze Armate secondo un progetto in gran parte
               ereditato dal suo predecessore Efisio Cugia  che fu presentato alla Camera dei Deputati il 1 maggio
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               1867.  Due provvedimenti proposti dal di Revel furono invece approvati durante il suo breve ministero.
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               Il primo, di carattere organizzativo, segnò la nascita del corpo dei Corazzieri come scorta al sovrano
               e la soppressione delle Guardie del Corpo del re che, ormai da oltre vent’anni svolgevano l’attività di
               sicurezza con una sola compagnia, per di più limitata al Palazzo Reale di Torino. Il di Revel decise di
               adibire al servizio aulico un reparto di carabinieri che avrebbe vigilato sull’incolumità del monarca e
               lo avrebbe potuto seguire anche a cavallo ispirandosi allo squadrone delle Cent Gardes dell’imperatore
               Napoleone III, una scorta maestosa e spettacolare che sarebbe stata certamente molto apprezzata da
               Vittorio Emanuele.
                  L’altro, presentato alla Camera il 6 maggio come provvedimento urgente, consentì di affrontare il
               problema dell’armamento individuale.
                  Nel frattempo due avvenimenti rasserenarono il di Revel: la concessione del Gran Cordone Mauri-
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               ziano con un motu proprio di Vittorio Emanuele , un gesto per gratificare il riluttante neoministro, e la
               sua elezione alla Camera dei Deputati. Il 26 maggio 1867 nelle votazioni suppletive si era presentato
               a Thiene, grazie all’influenza di Tecchio e alla notorietà conquistata come commissario militare per la
               cessione del Veneto, e poi, visto l’annullamento dell’elezione di Saverio Crosa a Chivasso, anche in Pie-
               monte. Risultò eletto in entrambi i collegi e il 17 giugno optò, senza esitazioni, per quello piemontese.
                  Il dibattito parlamentare sull’armamento individuale iniziò il 18 giugno e si concluse nella stessa
               giornata con l’approvazione della proposta del ministro di Revel. La guerra del 1866 aveva ormai de-
               cretato l’improrogabile necessità di adottare armi a retrocarica. Il ministro aveva deciso di proporre la



               20  «Quando penso che una guerra è possibile, e che in tal caso avremmo nuovamente per condurre l’esercito la stessa composizione di
                   generali che nel 1866, mi spavento. Se la loro disunione produsse tanti guai, sarà questa ben più acre ed intensa dopo tante discussio-
                   ni». Cfr. Genova Thaon di Revel Sette mesi al Ministero, cit., p. 103.
               21  Ivi, p. 103.
               22  Cugia, ministro della guerra dal 22 agosto 1866, aveva nominato una commissione composta dai generali Raffaele Cadorna, Nino
                   Bixio, Cesare Francesco Ricotti – Magnani, Eugenio Beraudo di Pralormo, Giuseppe Govone, Ettore Bertolè Viale, per lo studio di un
                   nuovo ordinamento che tenesse conto delle condizioni della situazione finanziaria che non era più in grado di sostenere le spese per il
                   mantenimento di un esercito di trecentomila uomini. La commissione dall’8 gennaio al 22 marzo 1867 svolse i suoi lavori ed elaborò
                   un progetto di riordinamento che fu poi presentato dal ministro Revel. Cfr. Oreste Bovio, Storia dell’esercito italiano, cit., p. 83.
               23  Camera dei Deputati, Ordinamento generale dell’esercito, 1 maggio 1867, Doc. 48.
               24  Ministero della Guerra, Stato di Servizio, cit. «Decorato del gran Cordone dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro. Regio Decreto di
                   Motu proprio di S.M., 9 maggio 1867».
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