Page 245 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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L’uLtima stagione 1868 -1910                                    245











                        Bisogna essere vigili lo stesso

                       I        progressivo cambiamento del clima politico con l’affacciarsi di nuovi protagonisti. Emergeva
                                niziava, dopo la crisi di Mentana, una difficile stagione per l’Italia. Si assistette infatti a un

                                inoltre una certa stanchezza degli uomini della Destra storica dopo il raggiungimento dell’Uni-
                                tà, mentre il conflitto tra fede e amor di patria derivato dalla questione romana aveva indebolito
                                e diviso i cattolici.
                           Genova, dopo le dimissioni dal governo, visse per un breve periodo una fase di distacco dalla politica
                        dovuta, come ricordato, allo smarrimento e alla tristezza per la morte del fratello Ottavio, ma anche alla
                        declinante influenza del re e della Corte sull’attività del governo per iniziativa del ministero Lanza –
                        Sella sul finire del 1869. Questa svolta non poteva non indebolire la posizione autorevole del conte di
                        Revel che dell’attenzione e della stima del sovrano aveva beneficiato fino allora, fino a raggiungere gli
                        incarichi prestigiosi di Primo Aiutante del principe Umberto e di ministro della Guerra.
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                           Si trovava a Padova, al comando della sua divisione territoriale,  quando il grado di allerta in Italia
                        tornò a salire in seguito ai due tentativi insurrezionali di Piacenza e di Pavia del marzo 1870. Il primo
                        ispirato dall’Alleanza Repubblicana guidata da Giuseppe Mazzini, il secondo dovuto invece all’iniziati-
                        va di gruppi radicali locali e maturato nel clima di speranza per l’unione di Roma all’Italia. I moti furono
                        facilmente repressi, ma la partecipazione alla cospirazione di militari e di sottufficiali dell’esercito regio,
                        tra cui il caporale Pietro Barsanti  arrestato a Pavia, destarono viva preoccupazione per la saldezza delle
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                        forze armate.  Il ministro della Guerra Govone inviò ai comandanti le truppe una circolare in cui pur
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                             “Attiva vigilanza vuol essere osservata nei quartieri, i quali, come V.S. conosce, potrebbero essere
                             assaliti improvvisamente dagli agitatori come successe a Pavia e a Piacenza d’accordo con pochi
                             sott’ufficiali da essi accaparati [sic] si era da uccidere gli ufficiali in servizio in quartiere, di rin-
                             chiudere i graduati che non fossero del loro partito in locali dove non potessero agire (…) Soggiungo
                             però raccomandandole essenzialmente che se per attacchi fatti alle truppe o per sedar disordini si



                        1   Il comando di Padova era considerato non indispensabile e avrebbe dovuto essere soppresso secondo le indicazioni del ministro della
                           Guerra Govone, nell’ambito di un’ampia riorganizzazione dell’esercito che mirava a contenere le spese militari. Dovevano essere
                           soppressi, secondo le indicazioni del ministro della Guerra sette comandi e due fortezze: Brescia, Piacenza, Livorno, Chieti, Treviso,
                           Padova. Il comando di Venezia doveva essere soppresso o spostato. La Commissione parlamentare incaricata di esaminare il progetto
                           decise solo la soppressione di Chieti e di Treviso. Cfr. Marco Scardigli, Lo scrittoio del generale, cit. p.539n.
                           Il di Revel, per nulla preoccupato dalla eventuale eliminazione del suo ufficio, scrisse a Govone segnalandogli il particolare rapporto
                           che aveva stabilito con l’amministrazione comunale intenzionata a favorire la costituzione di un reggimento di cavalleria in città «Pa-
                           dova 15 gennaio 1870. Caro amico, permettimi due osservazioni. Se la divisione di Padova non si sopprime, sarebbe conveniente in
                           caso di riduzione di forza, non toglierne il distaccamento di cavalleria; poiché v’ha un progetto per cui questo municipio spenderebbe
                           L. 160 mila per ampliare una caserma di cavalleria e farla capace di un reggimento. Togliendo il distaccamento tutto andrebbe a monte
                           (…) Se poi questa divisione venisse soppressa ti sarei riconoscentissimo d’un preavviso confidenziale per mia norma particolare. Non
                           ti feci i complimenti perché non c’era di ché; ma fu fortuna pell’esercito che tu abbia accettato sì grave incarico». Cfr. MRNT, archivio
                           Govone, c.8 b.5 n.13.
                        2   Pietro Barsanti (Gioviano (Lucca) 1849 – Milano 1870). Studiò nel collegio militare detto delle Poverine a Firenze e poi nella scuola
                           militare di Maddaloni. Durante il servizio militare a Reggio Calabria si affiliò all’Alleanza Repubblicana Universale. Trasferito nella
                           caserma del Lino a Pavia, durante un assalto portato il 24 marzo 1870 da un gruppo di repubblicani, Barsanti e altri militari, invece di
                           reprime il moto, si armarono e si unirono ai rivoltosi. Fallito il tentativo rivoluzionario, tutti i soldati compromessi fuggirono all’estero
                           tranne Barsanti e Nicola Pernice che furono arrestati. Processati, Barsanti fu condannato a morte e Pernice a venti anni di reclusione.
                           La sentenza, confermata nonostante gli appelli per la grazia rivolti anche da eminenti personalità tra cui la marchesa Anna Pallavicino
                           Trivulzio, fu eseguita il 27 agosto nel Castello Sforzesco di Milano.
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