Page 249 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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L’uLtima stagione 1868 -1910                                    249




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                             dovere, tutti devono essere raccolti in un luogo sacro e sottratti al capriccio dell’uomo.”
                           L’iniziativa trovò una larga e convinta adesione tra quanti avevano lottato per l’indipendenza e l’u-
                        nità, e in particolare gli ufficiali e tra i soldati che avevano combattuto nella battaglia decisiva del Ri-
                        sorgimento italiano. Genova fu naturalmente tra i soci promotori della Società.  E con lui il re Vittorio
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                        Emanuele, il principe ereditario Umberto, e l’intera classe politica.
                           Secondo quello che era da sempre il suo sentire più profondo di uomo e di militare, si adoperò in pri-
                        ma persona perché il progetto divenisse, come poi in realtà fu, un sacrario alla memoria dei combattenti
                        dell’epica battaglia.
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                           Per sua iniziativa il pittore Quinto Cenni,  da lui conosciuto nel 1876 a Milano, fu uno degli illu-
                        stratori cui la Società affidò il compito di immortalare l’epopea risorgimentale. Nacque così in quell’oc-
                        casione un saldo rapporto amicale che proseguì fino alla morte del generale e che ispirò all’artista nel
                        1886, nel primo anniversario del conferimento della medaglia Mauriziana al conte di Revel, un singolare
                        e pregevole Stato di Servizio illustrato.




                        La fatale astensione

                           In quello stesso periodo le tumultuose vicende internazionali e lo scoppio della guerra franco-prussia-
                        na riportarono al centro dell’azione politica italiana la questione romana. La Camera fu riunita d’urgenza
                        il 16 agosto 1870 per discutere la posizione del gabinetto Lanza e ascoltare la proposta del ministro degli
                        Esteri Visconti Venosta. Il di Revel partecipò alle sedute, ma non prese mai la parola. Il 20 agosto votò,
                        insieme alla maggioranza, l’ordine del giorno proposto dal governo: «La Camera, approvando l’indi-
                        rizzo politico del Ministero, confida che esso si adoprerà a risolvere la questione romana secondo le
                        aspirazioni nazionali».   Una formula molto generica che non denunciava la Convenzione di Settembre
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                        e lasciava aperta la strada a ogni possibile soluzione, anche negoziale, tra il Regno d’Italia e lo Stato
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                           Non è il caso di ripercorrere gli avvenimenti successivi che portarono alla liberazione di Roma e pur-
                        troppo non è stato possibile fino ad ora trovare documenti coevi che testimonino la reazione del di Revel
                        al momento dell’occupazione della città. Si possono comunque ben intendere quali fossero stati i suoi
                        sentimenti e le sue valutazioni leggendo le parole scritte molti anni anni dopo nel suo volume di memorie
                        sulle operazioni in Umbria pubblicato nel 1893 dove affermava:
                             “Le impressioni ricordate in queste pagine sono anteriori di molti anni all’infausta situazione attua-
                             le dell’Italia. Il sentimento nazionale non era allora sopraffatto da quello dell’interesse individuale.
                             La piaga del dissidio politico- religioso venne, d’allora in poi, dolorosamente esacerbata dalle di-


                        8   Museo del Risorgimento di Milano (MRM), Archivio della Società di Solferino e San Martino (ASSSM), serie 1, 2.3/1869 – 1870.
                           Circolare 29 agosto 1869.
                        9   MRM, ASSSM, cit., Volume I, Protocollo relativo al carteggio della Società. Elenco dei Soci promotori della Società Solferino e San
                           Martino. 1869, p. J37, n. 186.
                        10  Quinto Cenni (Imola 1845 –Carate Brianza 1917) Dopo aver studiato all’Accademia di Belle arti di Bologna orientò i propri interessi
                           dedicandosi con particolare attenzione alla xilografia. Trasferitosi nel 1867 a Milano, continuò il suo perfezionamento all’Accademia
                           di Brera dove nel 1870 fu premiato per la litografia. Quinto Cenni si rivelò un illustratore abile e specializzatosi come illustratore
                           militare collaborò a partire dal 1870 a numerose riviste tra cui Epoca, Emporio pittoresco, La cultura moderna, Lo spirito folletto,
                           Emporium e, principalmente, all’Illustrazione italiana. Nell’ambito di questo lavoro svolse un’opera di ricerca puntuale su tutti i par-
                           ticolari delle uniformi e degli equipaggiamenti degli eserciti italiani preunitari e sull’Esercito Italiano. Il suo capolavoro è l’imponente
                           raccolta di figurini militari nelle uniformi italiane e straniere dipinti fra il 1867 e il 1917, acquistato dall’Ufficio storico dello Stato
                           Maggiore dell’Esercito nel 1950 conosciuta come Codice Cenni.
                        11  Camera dei Deputati, Discussioni, X Legislatura – Sessione 1869 - 1870, Tipografia Eredi Botta 1871, Firenze, Vol. IV, 20/08/1870,
                           p. 4094.
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