Page 254 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                     Il buon Generale, dopo aver fatte le presentazioni d’uso, mi condusse in una bella camera a pian
                     terreno e mi disse: questa sarà la sua residenza, si va a tavola alle sei, a rivederla. Ero felice avevo
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                     dimenticato tutto! ”
                  Genova di Revel fu nominato senatore del Regno il 16 marzo 1879, ma anche a Palazzo Madama,
               come già alla Camera dei Deputati, non fu quasi mai presente. Prestò giuramento il 14 gennaio del 1880
               e poi negli indici delle discussioni degli Atti parlamentari della Camera dei Senatori il suo nome compa-
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               re solo accanto alle domande di congedo.  Non si mosse quasi più da Milano, legatissimo alla famiglia,
               stabilì cordiali rapporti con gli esponenti moderati della città, costruendosi nell’ambiente lombardo un
               ruolo autorevole, particolarmente attento al mondo cattolico e ai rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa.



               Per Iddio e per la Patria

                  Si andava configurando in quegli anni nel capoluogo lombardo una fisionomia culturale unitaria dei
               milanesi:
                     Cattolici e razionalisti, monarchici e repubblicani, borghesi e operai, abbandonano o attenuano le
                     rigide separazioni provocate da massimalistiche intransigenze religiose, ideologiche e sociali, si
                     sentono tutti partecipi di una sola cultura, di una sola realtà politica, di una sola comunità cittadina,
                     milanese.”  23
                  Il di Revel aveva ben colto il ruolo che Milano stava assumendo nella politica nazionale, e per questo
               proclamava di sentirsi ormai milanese, perché, per dirla con le parole di Salvemini Quello che pensa
               oggi Milano, domani lo penserà l’Italia, ma legato saldamente ai valori cui aveva ispirato la sua vita,
               non pensava per nulla di attenuare le sue rigide intransigenze, anzi si preparò a sostenere aspre batta-
               glie perché non capiva e ancor più non condivideva le nuove istanze sociale dei gruppi repubblicani,
               radicali e socialisti. Essi costituirono i suoi avversari politici e ora, come nel 1848, rappresentavano un
               indistinto insieme di antagonisti della Patria, della Religione e di Casa Savoia. Ma anche il suo mondo,
               quello cattolico, a cui aveva sempre dedicato il massimo impegno, si presentava ora articolato e diviso
               al suo interno tra l’intransigenza temporalista espressa dal quotidiano l’osservatore Cattolico diretto da
               Davide Albertario  e una varietà di posizioni con diverse intonazioni culturali, ma tutte sostanzialmente
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               conciliatorie, che si riconoscevano nel motto del quotidiano Lega Lombarda «Per Iddio e per la Patria».
               Con queste ultime correnti si schierò Genova, in coerenza con le idee che aveva sempre sostenuto duran-
               te la lunga incubazione dell’unità nazionale, pur in disaccordo con il fratello Ottavio.
                  Ad aiutarci a comprendere questa ultima fase del suo percorso culturale è il carteggio con l’arcivesco-
               vo di Cremona Geremia Bonomelli.   Da quello scambio epistolare, all’inizio circoscritto ad aridi adem-
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               21  http://www.collezioni-f.it/quintocenni/pg0.html, Pier Giorgio Franzosi, Quinto Cenni artista militare nel 150° anniversario della na-
                   scita, p. 5.
               22  Atti Parlamentari della Camera dei Senatori. Discussioni, Legislatura XVIII, Sessione 1890, Roma, Forzani e C., 1890, p. 57.
               23  Fausto Fonzi, Crispi e “Stato di Milano”, cit., p. XV.
               24  Davide Albertario (1846 -1902) Dopo aver studiato nel seminario arcivescovile di Pavia, fu ospite del Collegio lombardo a Roma
                   dove si laureò nell’Università Gregoriana nel 1868. Ordinato sacerdote a Milano, entrò nella redazione del quotidiano l’osservatore
                   cattolico, portavoce della corrente minoritaria intransigente del clero milanese che si riconosceva in larga maggioranza nella posizione
                   dell’arcivescovo Luigi Nazari di Calabiana, vicino alla Casa reale e critico verso la politica vaticana. Divenuto direttore dell’osser-
                   vatore, fu un deciso sostenitore dell’Opera dei Congressi propugnatrice dell’intransigenza e dell’astensione elettorale. Nella dura
                   opposizione contro ogni proposta conciliatorista, entrò in polemica con la Rassegna Nazionale, espressione dei cattolici liberali e
                   suscitò le proteste di molti vescovi lombardi transigenti. Nel 1898, in seguito ai moti di Milano, fu arrestato e condannato a tre anni di
                   reclusione perché ritenuto uno dei fomentatori dei disordini. Tornò in libertà nel 1899.
               25  La corrispondenza tra il generale di Revel e Bonomelli iniziò con una vertenza per la vendita al ministero della Guerra da parte della
                   Curia cremonese del Seminario Vescovile, di Palazzo Vida e del Seminario in Piazza Vida. Bonomelli, per venire a capo della trat-
                                                                                        capitolo decimo
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