Page 255 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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L’uLtima stagione 1868 -1910                                    255




                        pimenti amministrativi e all’elencazioni di circolari ministeriali, si stabilì via via un rapporto amicale
                        che durò per ventisei anni, fino alla morte del generale. Le 156 lettere dell’Archivio Bonomelli, conser-
                        vate nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, scritte dal di Revel dal 1885 al 1910, toccano gli argomenti
                        più diversi: familiari, personali, politici, militari. Le missive all’arcivescovo di Cremona scandivano
                        i momenti salienti della sua vita personale insieme a quelli della vita politica italiana. Rappresentano
                        perciò un fedele punto di osservazione e di analisi dei sentimenti e dei pensieri del generale dove il rim-
                        pianto, comprensibile e atteso, dei tempi della sua giovinezza e la nostalgia dei valori perduti del tempo
                        passato, sono tra i temi ricorrenti. L’osservazione attenta della vita milanese e in particolare delle nuove
                        rivendicazioni delle classi lavoratrici, ai suoi tempi inserite e ben controllate alla base della piramide
                        sociale, lo lasciava attonito e sorpreso e scorgeva nella religione un punto di riferimento imprescindibile.
                        Osservava anche i comportamenti delle persone nella vita quotidiana e raffrontandoli con quelli che lui
                        viveva e condivideva nella sua famiglia, gli pareva inaccettabile il prevalere della ricerca della soddisfa-
                        zione dei desideri personali sui valori morali.
                             “L’auri sacra fames è cosa vecchia, ma è moderna la sensibilità di spendere quell’oro per saziarsi
                             di tutti i piaceri mondani. Quand’ero ragazzo, se si fosse dato ad un operaio o a ad un popolano, lire
                             cento coll’obbligo di spenderle nelle 24 ore a proprio ed esclusivo godimento, non gli sarebbe stato
                             possibile. Non v’erano ristoratori per servirgli buoni cibi caramente pagati, non palchi né poltrone
                             in teatro ove la sola platea era accessibile, non vetture d’ogni genere, non ferrovie né tram per scap-
                             pare e divertirsi, non negozi in cui trovare già confezionato quanto può occorrere a un uomo, non
                             Eden né Caffè chantant né altri luoghi di malsane delizie, quindi forzatamente parte delle L. 100 era
                             risparmiata. Ora invece si potrebbe dal medesimo spendere facilmente anche L. 1000! Quindi come
                             V. E. giustamente accenna, quell’avidità di godere, che spinge a male azioni, quando l’animo non è
                             frenato da religiosità morale. Ma purtroppo ora il morale è dominato dal temporale!”
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                           Di fronte a quel che riteneva un disordine morale il conte di Revel credette suo dovere unirsi alla
                        mobilitazione dei cattolici moderati milanesi in occasione delle elezioni amministrative nel novembre
                        1889.  Ormai settantaduenne aderì alla lista del Comitato Elettorale Conservatore, in opposizione al
                        programma e ai candidati radicali i quali, tra l’altro, puntavano a eliminare dalle scuole cittadine l’inse-
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                        gnamento religioso «d’ogni chiesa in omaggio alla vera libertà di coscienza».  Il tono dell’appello agli
                        elettori pubblicato su Lega Lombarda testimoniava l’asprezza dello scontro:
                             “Elettori! un momento solenne e decisivo è giunto per il nostro Comune: l’elezione della sua intera
                             amministrazione. Un partito nemico della Religione, nemico d’ogni principio d’ordine e di vera
                             libertà; un partito che è emanazione e schiavo della Massoneria, tenta con ogni mezzo di arrivare
                             al potere. Il suo trionfo significherebbe la scuola laica o meglio atea in opposizione al plebiscito di
                             ben venticinquemila cittadini, padri di famiglia (…) il suo trionfo inaugurerebbe il regno della par-
                             tigianeria demagogica e della tirannia massonica; il suo trionfo sarebbe, in una parola, una vera
                             sventura per Milano. “ 28







                           tativa, resa complicata dai numerosi interventi dell’amministrazione militare, si rivolse, dietro suggerimento dell’arcivescovo Luigi
                           Nazari di Calabiana, al comandante del III corpo d’Armata a Milano. Genova fu ben contento di poter aiutare il vescovo di Cremona
                           con cui condivideva la fiera opposizione nei confronti di don Albertario battagliero esponente dell’intransigentismo cattolico lombar-
                           do, e del giornale da lui diretto, l’osservatore cattolico di cui Bonomelli aveva persino vietato la lettura nella sua diocesi. Si prodigò
                           così, avvalendosi delle sue conoscenze nell’ambiente militare, per facilitare la cessione degli edifici.
                        26  BAM, Archivio Bonomelli, cit. cart. 10, lett. 42, Genova di Revel da Milano 21 febbraio 1892.
                        27  Franco Catalano, Vita politica e questioni sociali (1859 – 1900), in Storia di Milano, Fondazione Treccani degli Alfieri, Milano 1962,
                           vol. XV, p. 257.
                        28  Lega Lombarda, 6-7 novembre 1889, tip. Cogliati, Milano,
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