Page 260 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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Immediata fu la reazione da parte dei deputati radicali e anticlericali: il 20 settembre, giorno del 25°
anniversario della breccia di Porta Pia, fu proclamato festa nazionale.
L’approvazione della legge destò nel di Revel profonda amarezza: nelle celebrazioni programmate a
Roma vedeva prevalere le logiche di divisione e temeva “le incongruenze, provocazioni e asinità “che
avrebbero accompagnato la ricorrenza come un nuovo vulnus alla sensibilità dei cattolici portato da
una minoranza prepotente e settaria”. La sua natura di guerriero non si arrese, il 1° settembre 1895 pub-
blicò su la Rassegna Nazionale, l’articolo L’Italia festaiola in cui deplorava la megalomania e l’avidità
di feste degli italiani.
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Eritrea senza sorella
Proprio l’incontro con i principali esponenti di La Rassegna Nazionale, in particolare con il marchese
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Manfredo da Passano e con l’industriale e senatore Alessandro Rossi, con il quale era già in rapporto
dal 1889, (fu probabilmente lui a introdurlo nella cerchia della Rassegna), convinsero il di Revel a occu-
parsi dell’emigrazione, che in quegli anni rappresentava una vera emergenza nazionale. Fu in particolare
il fervore del vescovo di Cremona per questo problema, a cui nel 1896 dedicò la pastorale Emigrazione,
a indurre Genova, insieme a molti altri nomi dell’aristocrazia e della borghesia lombarda, a prendere
coscienza del fenomeno e a operare perché gli emigranti italiani potessero contare su un sostegno ma-
teriale e religioso. Assunse così la presidenza della sezione milanese dell’Opera di assistenza per gli
emigrati italiani in Europa e quella del Comitato di Milano dell’Associazione Nazionale per Soccorrere
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i Missionari Cattolici Italiani, operando d’intesa con il collega senatore Alessandro Rossi per ottenere
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per il sodalizio il sostegno del re. Un impegno quest’ultimo che lo portava anche a seguire con gran-
de attenzione e passione la politica coloniale e in particolare a commentare nelle sue lettere le imprese
dell’esercito italiano in Africa, insomma come scriveva a Bonomelli con un’immagine autoironica «il
vecchio cavallo di truppa ha sentito la tromba ed ha nitrito!»
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Riguardo le complesse vicende della guerra d’Africa, oltre agli aspetti strategici di cui il conte di
Revel, come vedremo, parlò diffusamente, si inseriva un tema cruciale per la sensibilità e le convinzioni
dell’antico soldato: quello del rapporto religione – esercito, reso ora particolarmente fragile dalla crisi
seguita alla presa di Roma e dalle modifiche introdotte nell’ordinamento militare che avevano di fatto
soppresso la figura dei cappellani militari. Così nella campagna di Eritrea l’assistenza religiosa ai com-
38 Glauco Licata, La Rassegna Nazionale, cit., p.148n. Il di Revel aveva iniziato la sua collaborazione con l’autorevole periodico espres-
sione degli ambienti conservatori e cattolici liberali, tanto nel campo dello spirito e della cultura quanto nella politica nel novembre
1893.
39 Manfredo da Passano (Genova 1846 – Firenze 1922) Appartenente a una famiglia profondamente cattolica, nel 1863, appena dicias-
settenne, entrò nella redazione degli Annali Cattolici, dedicandosi agli studi sul movimento cattolico liberale francese. Nel 1866 gli
annali Cattolici furono sostituiti dalla rivista Universale di cui il da Passano fu nominato condirettore. Dal 1879 la rivista continuò le
sue pubblicazioni con La Rassegna Nazionale di cui divenne direttore ed editore per 43anni, fino alla sua morte.
40 Fondata a Firenze agli inizi del 1886 su iniziativa di Ernesto Schiapparelli (Occhieppo Inferiore, Biella 1856 – Torino 1928) Nel 1884
in Egitto per i suoi studi, (divenne in seguito direttore dei musei egizi di Firenze e di Torino) ospite a Luxor dei missionari francescani,
rimase colpito dalle condizioni di miseria e di abbandono in cui versava quella comunità religiosa. Tornato in patria si adoperò per
promuovere un’associazione che aiutasse i religiosi italiani nelle missioni.
41 Alessandro Rossi (Schio 1819 – Santorso 1898) Alla guida dell’industria laniera del padre dal 1849, promosse numerosi investimenti
per aumentare la capacità produttiva dell’azienda introducendo innovazioni tecniche. Nel 1866 fu eletto deputato e quattro anni dopo
nominato senatore. La sua fabbrica assunse negli anni Settanta una posizione preminente nel panorama industriale nazionale. Soste-
nitore di una politica protezionistica, Rossi si prodigò per realizzare un’intesa tra mondo cattolico rurale e un blocco conservatore per
favorire lo sviluppo economico dell’Italia. Vide coronati da successi questi suoi sforzi quando nel 1873 il Lanificio Rossi fu quotato
alla Borsa valori di Milano.
42 BAM, Archivio Bonomelli, cit., lett. 230, cart. 13, Milano, 14 dicembre 1895.
capitolo decimo

