Page 262 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                  Pur con tutte le cautele intravedeva forse nelle imprese africane un ritorno allo spirito risorgimentale e
               per l’esercito un’occasione di riscatto dopo i disastri di Custoza e Lissa e la bruciante sconfitta di Dogali:

                     “Arimondi corre ad Agordat e respinge vittoriosamente l’impetuoso e subitaneo assalto dei Dervisci.
                     Con una marcia mirabilmente accelerata Baratieri sorprende i dervisci a Cassala e si fa padrone di
                     quella posizione importante. Riuscita la resistenza prima e l’assalto dopo, Baratieri ritorna alla sede
                     ed i soldati alle loro capanne (…) Quando si rifletta alle marce eseguite ad Agordat, a Cassala, ad
                     Adua e poi a Senafè, rimane incontestabile la bontà dell’istromento militare, e la capacità di servir-
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                     sene con tanto splendido risultato.”
                  La battaglia dell’Amba Alagi del dicembre 1895 e la disfatta delle forze italiane incrinarono le sue
               ottimistiche riflessioni sul futuro della colonia Eritrea, ma non la fiducia nelle qualità militari di Bara-
               tieri. Guardava con crescente perplessità le reazioni del governo di fronte alle pressioni dell’opinione
               pubblica, che reclamava la sostituzione del comandante in capo delle forze italiane in Eritrea.
                     “Confido in Baratieri. Sarebbe deplorevole che il Ministero vi mandasse un altro generale, quand’an-
                     che fosse il più migliore, come diceva Bertoldino, nulla potrebbe fare, non conoscendo la posizione,
                     perderebbe tempo e ripeterebbe la nullità di San Marzano.  Baratieri non potrebbe rimanere subor-
                                                                        47
                     dinato, e la sua partenza produrrebbe gran danno nello spirito coloniale.” 48
                  Prendeva le distanze in modo molto netto dalla gran parte degli ambienti cattolici intransigenti che,
               attraverso i loro giornali, attaccavano la politica coloniale del governo accusando l’esecutivo espres-
               sione di quelle forze anticlericali e massoniche che sostenevano la monarchia responsabile della fine
               del potere temporale del Papa. Inoltre le risorse impegnate nella guerra d’Africa impoverivano il paese,
               aggravando le condizioni di vita delle classi meno abbienti e favorendo la diffusione e l’affermazione




                   e per divenire proprietari bisognava lavorarla per cinque anni. Lo Stato avrebbe anticipato il capitale per avviare l’intrapresa agricola,
                   che sarebbe stato restituito con la metà dei prodotti dal secondo raccolto in poi. Coloro che per incapacità, svogliatezza o pigrizia fos-
                   sero andati incontro a un insuccesso, avrebbero dovuto rimborsare tutte le spese sostenute dal pubblico erario per il loro insediamento,
                   compreso il costo del viaggio di ritorno in patria. Cfr. Leopoldo Franchetti, Mezzogiorno e colonie, Relazione sull’operato dell’Ufficio
                   di Agricoltura e Colonizzazione dell’Eritrea, La Nuova Italia, Firenze, 1950, pp. 309 - 337.
               46  Ivi, p. 454. Il conte di Revel, non poteva avere notizie che dai giornali, dunque sopravvalutò, come la maggioranza dell’opinione pub-
                   blica nazionale, le vittorie riportate dall’esercito italiano, in particolare quella di Cassala. Su questo evento il giudizio del maggiore
                   Pietro Toselli era di tono del tutto diverso «La situazione è questa. Si parlò un po’ troppo di vittoria a Kassala, mentre il combattimento
                   fu cosa da poco ed i Dervisci non ebbero perdite sensibili: la maggior parte dei morti appartiene ai ritardatari della popolazione fuggi-
                   tiva». Cfr. Roberto Battaglia, La prima guerra d’Africa, Einaudi, Torino, 1958, p. 578.
               47  Alessandro Asinari di San Marzano sostituì nell’ottobre del 1887 il generale Tancredi Saletta come comandante superiore delle forze
                   in Africa. Sbarcò a Massaua con ingenti rinforzi di uomini e di mezzi, rioccupò Dogali e le altre località perse dagli italiani l’anno
                   prima, ma la sua spedizione nella colonia si concluse con un nulla di fatto; rientrò in Italia nell’aprile del 1888 e al suo posto fu inviato
                   il generale Antonio Baldissera.
               48  BAM, Archivio Bonomelli, cit., cart. 13, lett. 230, Milano, 14 dicembre 1895.
                                                                                        capitolo decimo
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