Page 259 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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L’uLtima stagione 1868 -1910                                    259


















































                        mettendo in campo tutta la propria autorevolezza per favorire una distensione nei rapporti tra lo Stato e
                        il mondo cattolico riconfermando la fiducia nel cardinale di Milano:
                             “Mons. Ferrari vuole che il clero si occupi di religione e non di politica. (…) e questo non piace
                             al partito intransigente capitanato dall’Osservatore Cattolico e dal Capitolo metropolitano. Sanno
                             che sarà intransigente, bensì, ma solo col clero. Onde farisaicamente con indirizzi, articoli e modi
                             diretti e indiretti, cercano a far credere che mons. Ferrari sarà con loro, a scopo che il governo, da
                             loro ingannato, rifiuti l’exequatur, e così continui il dissidio, e la dominazione diocesana rimanga a
                             mons. Mantegazza, vicario generale, ligio degli intransigenti. Come cattolico italiano desidero che
                             cessi il dissidio religioso, salvaguardando i rispettivi diritti, od almeno non si esacerbi. “ 36
                           Invece la situazione andò proprio come il di Revel non desiderava. Il cardinal Ferrari ottenne, è vero,
                        dal governo Crispi l’exequatur che fu firmato a Monza il 5 settembre 1894, ma i contrasti tra la Santa
                        Sede e lo Stato italiano si acuirono ulteriormente. Mentre molti cattolici lombardi attendevano dal papa
                        il consenso alla partecipazione dei fedeli, almeno in alcune diocesi del Nord Italia, per le elezioni politi-
                        che del 1895, fu resa pubblica, del tutto inaspettatamente il 14 maggio la lettera, che nella pubblicistica
                        del tempo divenne la fatal lettera, di Leone XIII al cardinale vicario di Roma Lucido Maria Parocchi,
                        in cui ricordava che Non expedit prohibitionem importat e concludeva «Nulla si è da Noi mutato delle
                        suddette disposizioni, e che perciò raccomandiamo a quanti sono veramente cattolici di voler acquetarsi
                        ad esse e conformarsi con docile ossequio».
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                        36  Ivi, p. 85
                        37  Ivi, p. 435.
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