Page 251 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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L’uLtima stagione 1868 -1910 251
pendant la révolution française / tirés des papiers du comte Ignace Thaon de Revel de St-André et de
Pralungo, il volume delle memorie del padre Ignazio Isidoro, pubblicato in quell’anno dai Fratelli Boc-
ca. Agli atti parlamentari non risulta dunque la posizione del di Revel sul delicato passaggio nei rapporti
tra lo Stato e la Chiesa cattolica, ma quanto ebbe a scrivere successivamente, non lascia dubbi sul suo
pensiero in proposito:
“Quando leggo che il Papa si rivolge agli Italiani perché lo liberino da una reclusione che dura da
19 anni, non mi commuove tale reclusione volontaria in Vaticano, ove si può persino permettere fare
passeggiate in vettura. Dico volontario perché nessuno si opporrebbe ad una uscita del Papa, ed il
solo inconveniente sarebbe l’immenso entusiasmo che ecciterebbe la presenza del santo Padre.” 14
Fu assente anche alla discussione e all’approvazione delle leggi presentate dal nuovo ministro della
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Guerra generale Cesare Ricotti Magnani nel 1873 che, tra le molte innovazioni introdotte, ridusse il
numero dei generali da 153 a 126, ma questo provvedimento non incise nel percorso professionale del
tenente generale di Revel.
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A Milano, comandante del III Corpo d’Armata
Il 1° dicembre 1873 fu nominato comandante la divisione militare territoriale di Milano, chiamato
con ogni probabilità nel capoluogo lombardo dal suo antico compagno d’armi Agostino Petitti Bagliani
di Roreto comandante generale in Milano proprio in quel periodo.
Lasciata dunque Padova alla fine di dicembre, salutato con rimpianto dalla cittadinanza e dalle asso-
ciazioni combattentistiche delle Guerre d’Indipendenza, rientrò a Milano, la città dove aveva conosciuto
la sua amata Camilla e dove aveva trascorso nel 1859, secondo le sue testimonianze, uno dei periodi più
piacevoli della sua vita. La nuova destinazione, sicuramente molto gradita, lo metteva in contatto con
una realtà dinamica, con la “capitale morale,” con un laboratorio di grandi progetti che sul finire del se-
colo fecero di Milano la città guida, promotrice di un nuovo sviluppo economico e di nuove forze sociali
e politiche. Un ambiente insomma che ben corrispondeva alle sue ambizioni, al ruolo di primo piano
che fino a qualche tempo prima aveva avuto nella vita politica e militare della nazione e al rango della
sua famiglia. Qui ritrovava inoltre monsignor Luigi Nazari di Calabiana, collega al Senato del fratello
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Ottavio, arcivescovo di Milano dal 1867, proveniente da una nobile famiglia piemontese . Il capoluogo
14 Biblioteca Ambrosiana, Milano (BAM) Archivio Bonomelli, Cart. 14, Lett. 160, di Revel a Geremia Bonomelli, Appiano, 22 agosto
1896.
15 Cesare Ricotti Magnani (Borgolavezzaro, Novara 1822 – Novara 1917) Dopo aver conseguito il grado di sottotenente d’artiglieria
all’Accademia Militare di Torino nel 1840, prese parte all’assedio di Peschiera e al combattimento di Goito nel corso della Prima Guer-
ra d’Indipendenza. In Crimea si distinse nella battaglia della Cernaia al comando di una batteria e fu promosso maggiore. Si comportò
da valoroso anche nella battaglia di San Martino e fu insignito con la nomina a commendatore dell’Ordine Militare di Savoia. Prese
parte, senza essere però impiegato in battaglia, anche alla guerra del 1866 al comando della 12ª divisione. Eletto deputato nella XI
Legislatura fu ministro della Guerra nel governo Lanza e fece approvare un nuovo ordinamento dell’Esercito che da lui fu chiamato
riforma Ricotti.
16 Nel 1896 il di Revel in una lettera al presidente del senato Domenico Farini criticava la politica degli ultimi governi nei confronti
dell’esercito: «Contrario al sistema dei successivi ministri della guerra di voler imporre organamenti dell’esercito, abborracciati colle
loro idee individuali, mi duole di non poter assistere alle sedute, per approvare l’operato del Ministero attuale [governo Di Rudinì III,
Pelloux ministro della Guerra] nel rinvio delle proposte del Ministro Ricotti. Le idee devono modificarsi col variare delle situazioni.
Ma appunto perché si vuole ora eserciti numerosi, e che si abbreviò la ferma, è più che necessario, conservare almeno, se non rinforza-
re, i quadri. Ben inquadrati i giovani faranno bene. Non così colle quarte compagnie formate al momento, uso Mocenni ed intenzione
Ricotti». Cfr. Museo Centrale del Risorgimento, Lettere autografe di Genova Thaon di Revel, collocazione 328, n. 23.
17 Nella sua attività di religioso aveva sempre dimostrato la sua fedeltà a Casa Savoia operando per non inasprire i rapporti tra lo Stato e la
Santa Sede. Per questo suo atteggiamento stato protagonista nel 1855 della storica «crisi Calabiana». Nel corso del Concilio Vaticano
I, l’arcivescovo era stato tra i più critici alla proclamazione del dogma dell’infallibilità del magistero del papa in materia di fede e di
morale. Questa presa di posizione gli era valsa la simpatia dei cattolici liberali, in particolare dei lombardi. Cfr. Fausto Fonzi, Crispi e

