Page 65 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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Missione a Vienna 1850 -1853                                    65




                        Revel tornò a Vienna e iniziò da qui a trasmettere a La Marmora informazioni che erano periodicamente
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                        così la sua attività’ d’intelligence: preciso, attento, tenace, con uno spiccato senso del dovere, incontrò
                        il plauso senza riserve del suo superiore, come testimoniato dalla lettera dai toni quasi entusiastici con
                        cui il ministro gli scriveva da Torino il 1° ottobre 1850, poco dopo il suo arrivo nella capitale imperiale:

                             “Caro Revel, Il corriere va partire e non mi rimane che pochi minuti. Rimanga fino a che ritorni Go-
                             vone o che altrimenti io gliene mandi l’ordine. Sono contentissimo dei rapporti che mi ha mandato;
                             la ringrazio e continui. Prenda pure per conto del Ministero una copia di tutte quelle litografie  di
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                             cui mi mandò la nota e di quelle altre che a di lei giudizio possono avere per noi qualche interesse
                             a misura che si dànno alla luce. Finalmente sortirà l’organizzazione d’artiglieria su tre reggimenti,
                             ma non vi saranno che tre generali oltre il Principe; 20 batterie a sei pezzi che all’occorrenza pos-
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                             sono farsi a 8 pezzi. Che tempesta per me alla Camera! Saluti il fratello diplomatico. “
                           Tuttavia, in breve tempo Genova si rese conto che il compito a lui affidato sarebbe stato un percorso
                        costellato di imprevisti e di ostacoli che, almeno all’inizio, lo colsero impreparato. Poco dopo la metà
                        di ottobre si era proposto di andare a Theresienstadt, in Boemia, per assistere alle manovre del 3° Corpo
                        d’Armata. Proprio mentre si apprestava a partire, gli fu comunicata confidenzialmente una notizia, ri-
                        sultata poi falsa: le esercitazioni erano state sospese per numerosi casi di colera che si erano manifestati
                        tra le truppe. Un tentativo di depistaggio, si direbbe con un’espressione contemporanea, una chiara di-
                        mostrazione della diffidenza degli ambienti militari verso questo giovane ufficiale, pur sempre rappre-
                        sentante di un esercito nemico, che aveva lasciato il proprio reparto in patria per recarsi a Vienna senza
                        nessuno scopo ben definito, se non quello di stare vicino al fratello.
                             “Mi è assolutamente impossibile rendere più confidenziali i miei rapporti con gli ufficiali con cui ho
                             fatto conoscenza. Molto educati, molto simpatici al primo approccio, ma non si va lontano, e mal-
                             grado i miei sforzi non sono riuscito ad andare oltre i limiti di una semplice conoscenza, educata ma
                             fredda. Si direbbe un partito preso contro il quale si incagliano tutti i tentativi, senza che ci si possa
                             offendere, perché sono sempre pieni di attenzioni, eccellenti camerati, ma sempre senza la minima
                             confidenza. Naturalmente mi guardo bene dal fare troppe avances che mi potrebbero danneggiare
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                             piuttosto che essermi utili. “
                           La Marmora, forte invece della sua maggiore conoscenza degli ambienti militari e della sua esperien-
                        za all’estero, aveva previsto l’iniziale diffidenza dell’ufficialità viennese nei confronti del di Revel, tanto
                        da procurargli un primo contatto importante, facendolo incontrare con un amico di lunga data, il generale
                        Ludwig Wallmoden, governatore della capitale.
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                        14  Non è chiaro questo riferimento. Guardando all’evoluzione che poi ebbe il servizio informazioni militare, si può pensare che La
                           Marmora chiedesse al di Revel documentazione iconografica su fortezze, ponti e altri edifici che avrebbero potuto avere un interesse
                           militare da conservare nel costituendo Ufficio Topografico.
                        15  Eugenio Passamonti, Il carteggio tra Ignazio Genova di Revel ed Alfonso La Marmora, cit., p. 39.
                           Proprio il 1° ottobre 1850 veniva pubblicato il “Regio decreto con cui S.M. riordina il Corpo R. d’Artiglieria” con il quale veniva
                           abbandonata  l’organizzazione  basata  sulle  Brigate  e  venivano  creati  uno  Stato  Maggiore  e  3  reggimenti:  1°  reggimento  Operai,
                           Comandante  colonnello  Pietro Actis  :  2°  reggimento  da  Piazza,  Comandante  colonnello Achille  De  Bottini,  3°  reggimento  da
                           Campagna, Comandante colonnello Leopoldo Valfrè di Bonzo. Per quanto riguarda l’armamento delle batterie queste furono tutte su
                           otto pezzi e non su sei come affermava La Marmora: ogni batteria a cavallo era armata con 2 obici da 15 cm. e 6 cannoni da 8 libbre.
                           Ogni batteria da battaglia era armata con 2 obici da 15 cm. e 6 cannoni da 8 libbre mentre ogni batteria da posizione era armata con 2
                           obici da 15 cm. e 6 cannoni da 16 libbre. Questo ordinamento rimase invariato fino al 1859. Il principe era Ferdinando di Savoia, Duca
                           di Genova, Generale d’armata e Comandante Generale dell’Artiglieria. Gli altri tre generali erano il Luogotenente Generale conte
                           Ferdinando Prat ed i Maggior Generali Faustino Como, direttore del materiale e Giuseppe Pastore, Comandante del personale.
                        16  Archivio di Stato di Biella (ASBI), Carte La Marmora, Cassetta XCVIII, cart, 157, f. 522, G. di Revel a La Marmora, Vienna, 19
                           ottobre 1950. (In francese, la traduzione è mia).
                        17  L’ottantaduenne ufficiale austriaco, personificazione vivente della tradizione militare asburgica, aveva trascorso molti anni in Italia;
                           negli anni Venti era stato inviato dal generale Frimont nel Regno delle Due Sicilie per abbattere il governo costituzionale concesso da
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