Page 68 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                  Dopo aver recapitato in tutta segretezza l’informazione al ministro prussiano, con grande sorpresa
               Genova ricevette le stesse notizie sulla mobilitazione dell’esercito imperiale da Govone – de Piozzo da
                                                                                                      24
               Berlino, a riprova di quanto davvero fossero a quei tempi permeabili i ragguagli strategici.
                  L’ambientamento del giovane capitano nell’alta società viennese progredì intanto in modo proficuo
               se nel gennaio 1851 fu invitato a un gran ballo a Corte, grazie al fratello Adriano. In questa occasione
               fu presentato a Francesco Giuseppe in un momento di grande fulgore per l’Austria e per l’imperatore
               uscito vittorioso dalla contesa con la Prussia. Dell’incontro il capitano di Revel riportò in una lettera a La
               Marmora, con giusto orgoglio, un’osservazione dell’imperatore che elogiava l’Artiglieria sabauda per
               il comportamento nell’ultima fase della battaglia della Bicocca, nel marzo dell’anno prima, quando la
               batteria da lui comandata aveva colpito ripetutamente le formazioni austriache. Naturalmente intendeva
               compiacere anche La Marmora, generale dell’arma:
                     “Già sapete probabilmente, mio Generale, che sono stato presentato all’Imperatore al gran ballo
                     di Corte dove tutti erano in uniforme, S.M. vedendo che ero dell’artiglieria mi ha detto: E’ un corpo
                     davvero eccellente, ce l’avete dimostrato. Guardando poi le mie medaglie mi ha chiesto quali cam-
                     pagne avessi fatto e in quale qualità. Questi elogi molto ripetuti per il nostro Corpo, li ho riscontrati
                     in molti discorsi, e molte volte facendo un paragone tra la loro artiglieria e la nostra, la nostra era
                     la preferita.” 25
                  La conoscenza del tedesco gli permetteva la lettura dei giornali e con essa una più articolata visione
               della società austriaca. Riferì così le impressioni, riportate dalla stampa locale, che la visita imprevista
               dell’imperatore a Venezia nell’aprile 1851, aveva suscitato nel Lombardo – Veneto. L’accoglienza fatta
               a Francesco Giuseppe:
                     “…era stata fredda da parte della nobiltà, insignificante dalla borghesia e calorosa dal popolo. La
                     cosa che non era piaciuta per nulla, anzi aveva resi furiosi, i patrioti lombardi che si attendevano
                     ben altre dimostrazioni di malcontento, loro che avevano inscenato lo sciopero del fumo e indossato
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                     i cappelli alla calabrese.”
                  Nell’aprile dello stesso anno, G. di Revel Capitano di Artiglieria, così talvolta si firmava, inviò un
               lungo e dettagliato rapporto in cui analizzava la posizione dell’Austria, ora che il possibile conflitto con
               la Prussia era del tutto tramontato. Gli sembrava di cogliere nelle intenzioni della classe dirigente au-
               striaca un ambizioso disegno che, partendo dalla constatazione del naufragio dei movimenti nazionali,
               era fondato sul carisma del giovane imperatore potendo
                     “creare nell’Imperatore, giovane di bella e risoluta apparenza, un’individualità superiore all’antica
                     oligarchia e burocrazia e (…)  ravvivare e rannodare questo vasto impero.(…)”
                  Ma Genova esprimeva anche delle perplessità. Vedeva in questo progetto, certo non a breve scadenza,
               anche le molte difficoltà che le numerose nazionalità dell’impero avrebbero sollevato e non ultimo la
               difficile condizione delle finanze imperiali:
                     “Avrà questo governo tempo e modo a veder prosperare i suoi progetti? Si rassegneranno le popo-
                     lazioni ad un giogo, che quantunque cerchi di favorirne gli interessi, è pur sempre duro e assoluto?
                     Potranno le finanze esauste e screditate ritardare una bancarotta sino all’incasso de’ maggiori pro-
                     venti territoriali ed imposti?”
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               24  ASBI, Carte La Marmora cit., lettera di Revel a La Marmora 16 gennaio 1851.
               25  Ivi, Lettera del di Revel a La Marmora, Vienna, 14 febbraio 1851. (In francese, la traduzione è mia).
               26  Ivi, Relazione del 12 aprile 1851.
               27  Ivi, Relazione del 12 aprile 1851.
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