Page 67 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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Missione a Vienna 1850 -1853                                    67




                           Genova, come detto, inviava a Torino relazioni precise ed esaustive sulla situazione che si veniva
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                        de Piozzo, dal tono naturalmente più discorsivo e confidenziale.
                           Queste lettere ci consentono di cogliere bene con quanto spirito di sacrificio e senso del dovere il
                        giovane svolgesse il suo servizio di informazioni per gli Stati Sardi. L’immagine che della missione
                        emerge dal carteggio con il Govone è, almeno in alcune parti, in contrasto con l’esile ricostruzione che
                        del periodo viennese diede nelle sue memorie, pubblicate, come sappiamo, solo nel 1891, quando, ormai
                        avanti con gli anni, ricordava in modo frettoloso e quasi frivolo la permanenza in Austria:
                             “La menai gioiosa durante i tre anni che vi passai con alcune interruzioni. Tre mesi di maggio pas-
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                             sati a Vienna nulla lasciano invidiare a Parigi. “
                           Invece, in una lettera scritta all’amico carissimo nel dicembre 1850, mostrava tutta la sua delusione
                        per l’incarico che lo aveva portato così lontano da casa e dalla sua batteria e, con un crescendo d’insof-
                        ferenza, dopo aver parlato delle difficoltà che incontrava nel raccogliere le informazioni, si lamentava
                        di un corriere disonesto che aveva aperto una cassa destinata al fratello Adriano. Accennava anche a una
                        non meglio precisata marchesina (una sua nipote, che ricordò anche in seguito e con la quale sembrava
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                        in rapporti confidenziali)  che pareva malcontenta per la prolungata assenza di Govone da Vienna. Ad-
                        dirittura recriminava anche per le scarpe che consumava nel controllare i movimenti delle truppe:
                             “Che paese maledetto! E pensare che mi trovo qui da sei 6 mesi e chissà ancora per quanto! (…)
                             Quanto a noi faccia il Cielo che ci troviamo presto nel nostro Torinetto a parlarvi la lingua sì abor-
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                             rita con ragione dai nostri poeticissimi fratelli.”
                           E con il paese maledetto dovette invece fare i conti a lungo, ne colse, non senza fastidio, «quell’or-
                        gogliosa baldanza – per riprendere una celebre definizione di Edmondo De Amicis - che viene da una
                        consuetudine antica di prepotenza e di impero».
                           Erano comunque i rapporti tra Prussia e Austria al centro delle comunicazioni del di Revel a Torino
                        e le sue simpatie andavano naturalmente alla Prussia, perché al pari del suo paese si era posta alla guida
                        del movimento nazionale e aveva nell’impero asburgico il nemico da combattere, tanto da cogliere le
                        affinità anche nei difetti:

                             “Basta all’Austria far paura, la Prussia si diverte a spendere inutilmente milioni per poi cedere.
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                             Quale rassomiglianza tra F.G [Federico Guglielmo] e C.A. [Carlo Alberto].”
                           Proprio nella lettera al ministro del 19 ottobre 1850, prima citata, riportava le considerazioni che
                        aveva raccolto negli ambienti prussiani e che anticipavano di fatto l’esito dell’accordo di Olmütz. La
                        Prussia, sosteneva la sua fonte d’informazioni, non sarebbe stata in grado di contrastare militarmente
                        l’esercito imperiale: fino alla battaglia di Jena contro la Grande Armée di Napoleone Bonaparte l’armata
                        prussiana era sembrata imbattibile, ma, non di meno, fu sconfitta.
                           Alla fine di novembre, nel momento in cui sembrava che la guerra dovesse scoppiare, il di Revel ri-
                        feriva a Torino di una vera e propria azione di spionaggio di cui si trovò ad essere protagonista in favore
                        della Prussia. Il conte Bernstorff infatti aveva chiesto al fratello Adriano se gli poteva fornire qualche
                        indicazione sull’armata asburgica e in particolare sui rinforzi che erano giunti dall’Italia:
                             “Siccome le nostre simpatie erano tutte per la Prussia, mio fratello ha dato al conte Bernstorff lo
                             stato dell’armata austriaca redatto da me sulla base dei dati che avevo raccolto.”



                        20  Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 58.
                        21  MNRT, Carte Govone, Cart. 1, busta 5, n. 26, da Revel a Govone, Vienna, s.d., ma 1850.
                        22  Ivi, Carte Govone, Cart.1, busta 5, n. 25, da Revel a Govone, Vienna, 6 dicembre 1850.
                        23  Ivi, Carte Govone, Cart.1, busta 5, n. 26, da Revel a Govone, Vienna, s.d., ma 1850.
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