Page 72 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                     “Generalmente il partito aristocratico vuole qui il ritorno assoluto all’ordine antico di cose, gli
                     Ungheresi specialmente molto s’agitano a tal riguardo e tutti sperano di riuscire ad eccitare l’ambi-
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                     zione dispotica dell’Imperatore, e rovesciare così Schwarzenberg”
                   Alla fine di maggio si recò a Berlino per assistere all’inaugurazione del monumento a Federico il
               Grande, un evento che venne celebrato con parate militari e una spettacolare manovra delle brigate
               d’Artiglieria. Restò colpito dall’aspetto delle truppe prussiane, che definiva «magnifico», ma ancor più
               meravigliato dall’udire degli ufficiali rallegrarsi perché la guerra con l’Austria era stata evitata giustissi-
               me erano le loro considerazioni, ma troppo mature per i militari a parer mio, come dire che un soldato
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               deve comunque e sempre desiderare di battersi.
                  Ormai era divenuto anche un fine osservatore politico e coglieva il senso di delusione diffusa tra i ber-
               linesi che pure affollavano il lungo viale di Unter der linden. L’umiliazione di Olmütz, il ruolo di guida
               delle popolazioni tedesche, che era rimasto ben saldo nelle mani dell’imperatore Francesco Giuseppe,
               avevano segnato una battuta d’arresto nelle aspirazioni della Prussia, ma, come pure era accaduto per il
               Regno di Sardegna, al di Revel non sembrava credibile che lo spirito prussiano si adattasse a un ruolo
               marginale.
                     “Se è vero quanto dicesi, del carattere lento ma pertinace dei Tedeschi, pare impossibile che possano
                     rassegnarsi a veder schernite ed illuse tutte le speranze suscitate dagli stessi Governi, bandito ogni
                     segno di apparente di nazionalità tedesca, considerati insomma gli ultimi avvenimenti come non
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                     occorsi.”
                  Poi finalmente tornò a casa, ma senza dimenticare il suo compito e, secondo quanto aveva richiesto
               La Marmora, preparando l’ambiente viennese alla possibilità di un suo ritorno senza destare nuovi e
               maggiori sospetti .
                     “Verso la fine del mese mi porrò quindi in via per rientrare; onde poi poter raccogliere per la strada
                     notizie ed informazioni, che mi riuscivano impossibili od impreviste nel venire, crederei utile il non
                     vestire alcun carattere militare né sul passaporto né ne’ miei effetti (…)  Partendo lascio ognuno
                     persuaso che divertendomi molto (…) lascerò il militare per la diplomazia.”
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                  A fine giugno raggiunse la sua batteria a Novara, ma la permanenza nel reparto fu davvero breve.
               La Marmora lo inviò, ancora una volta sotto copertura e in abiti civili, ad assistere alle grandi manovre
               dell’esercito imperiale che si svolgevano alla presenza di Francesco Giuseppe a Somma Lombardo, a
               pochi chilometri dal confine con il Regno di Sardegna.
                  Genova fu ovviamente intercettato da un ufficiale del seguito dell’imperatore, il principe L.C. (non
               meglio identificato, lo incontrò in ben altre circostanze nella guerra del 1859 e lì capiremo perché, con
               grande signorilità, non ne facesse il nome per esteso) che naturalmente gli chiese se poteva aiutarlo, cioè
               cosa facesse senza nessuna referenza e senza nessun invito a pochi passi da Francesco Giuseppe. Il di
               Revel, ormai agente segreto davvero esperto, se la cavò escogitando al momento una falsa giustificazio-
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               ne che lasciò soddisfatto il nobile austriaco che se ne andò dopo un’amichevole stretta di mano.
                  Viste le premesse, era naturale che il soggiorno in Piemonte durasse poco; nell’autunno rientrò a
               Vienna e riprese il suo incarico di informatore con grande soddisfazione del ministro della Guerra che il
               2 dicembre 1851 gli scriveva da Torino:




               31  Ivi, Rapporto di Revel a La Marmora, Vienna, 13 giugno 1851.
               32  Ivi, Lettera di Revel a La Marmora, Vienna, 13 giugno 1851.
               33  Ivi, Lettera di Revel a La Marmora, Vienna, 12 aprile 1851.
               34  Ivi, Lettera di Revel a La Marmora, Vienna, 13 giugno 1851.
               35  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale. Miei ricordi, p. 35, Milano, F.lli Dumolard, 1891.
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