Page 159 - Il Controllo del Territorio - da Federico II di Svevia all'Arma dei Carabinieri
P. 159

parte quinta


                                          I CASTELLI FEDERICIANI


                              E IL CONTROLLO DEL TERRITORIO













               5.1. Il castello federiciano                            prio con l’ascesa di Federico II di Svevia, che non a caso è
                                                                       reputato uno dei massimi costruttori di castelli di evidente
                  Poche definizioni architettoniche sono tanto generiche e   matrice classica, replicati in ogni angolo del suo Impero dal-
               abusate come quella di castello. Da secoli, infatti, il termine   la Germania alla Sicilia. Il perché della singolare opzione
               si impiega a orecchio per designare qualsiasi costruzione più   e più ancora della standardizzazione edile che la rese pos-
               o meno fortificata, più o meno antica, più o meno militare.   sibile, rientra nella visione istituzionale dello Stato e nella
               In realtà il castello fu soltanto una particolare costruzione   sensibilità culturale dello Svevo, confermandosi come una
               difensiva proliferata in un limitato scorcio storico del Me-  sorta di parentesi avveniristica nel pieno del Medioevo. Alla
               dioevo, in conseguenza della perdita di ogni capacità ossi-  creazione di un esercito nazionale propriamente detto e di
               dionale. E se tutti i castelli furono fortificazioni, pochissime   una marina da guerra, fece da corollario quella della rete
               fra queste ultime, avvicendatesi nell’arco di oltre dieci mil-  di castelli nuovi, ricostruiti parzialmente o semplicemente
               lenni e ancora costruite, furono dei castelli! Pertanto, vo-  requisiti, che ammontarono, secondo prudenti stime, a oltre
               lendone indicare una calzante definizione, per castello deve   300-400. Il nuovo organismo federiciano non avrebbe do-
               intendersi un massiccio edificio in grado di sostenere una ri-  vuto ricordare l’arbitrio di un feudatario ma l’autorità dello
               levante difesa passiva e, soprattutto, estrinsecare al contem-  Stato, il potere della legge e non più dell’abuso, la pubblica
               po, tramite i suoi espedienti architettonici, un’efficace difesa   sicurezza e non più la sopraffazione della violenza.
               attiva, contrastando così i tentativi di infrangere la resisten-  L’ispirazione e l’aderenza a un ideale classico fu sottoli-
               za di quanti racchiusi al suo interno. Sebbene già nell’ulti-  neata dalla scelta di un preciso modulo architettonico, come
               ma fase del regno normanno fossero state edificate alcune   accennato il ben noto quadriburgium romano, desunto a sua
               strutture difensive che possono ritenersi dei veri castelli e   volta dal greco tetrapyrgion, impianto tipo che troverà in-
               non più delle rudimentali fortificazioni, fu con Federico II   numerevoli riproposizioni nel corso degli ultimi otto secoli,
               che tali costruzioni raggiunsero il loro apice funzionale e la   fino alle torri per la difesa contraerea erette dal III Reich
               loro razionale definizione strutturale. Nella fattispecie ben   in Germania. In definitiva un recinto quadrato con quattro
               poco venne lasciato alla discrezionalità e all’originalità del   torri quadrate ai vertici, fungenti nella concezione federicia-
               progettista, vincolandolo a rigidissimi valori dimensionali   na per molteplici aspetti da antesignane stazioni di Carabi-
               plano-altimetrici e ad altrettanto precipui canoni estetici.  nieri: all’interno, infatti, una scarna guarnigione di estrazio-
                  All’avvento delle armi da fuoco fra il XIV e il XV secolo,   ne militare, che proprio perché tale consentiva l’adozione
               corrispose nei castelli un incremento della resistenza pas-  di un archetipo spartano. Nonostante ciò, si dotarono quei
               siva e dell’interdizione attiva, ma quando non fu più pos-  castelli delle più avanzate soluzioni tecniche per rendervi
               sibile contrastarne la violenza distruttiva l’età dei castelli si   confortevole la permanenza, ovviamente a esclusivo bene-
               concluse irreversibilmente insieme allo stesso Medioevo. In   ficio del servizio, dalle grandi cisterne alle igieniche latrine,
               definitiva, l’incapacità ossidionale protrattasi fino alla metà   dai sedili in pietra ai caminetti – per inciso tra i primi in Ita-
               del XII secolo e l’avvento di artiglierie efficaci nella secon-
               da metà del XV sono gli estremi cronologici esistenziali dei   Nella pagina a fianco: veduta area della fortezza di Sarzanello, nei pressi
               castelli. È agevole osservare che il loro debutto coincise pro-  di Sarzana, in provincia della Spezia.



                                                                parte quinta - i castelli federiciani e il controllo del territorio      15 5
   154   155   156   157   158   159   160   161   162   163   164