Page 10 - Inventario del fondo H-4 - Commissione d'inchiesta - Caporetto
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            nel 2016, e che ha scelto di dedicare agli archivi militari nel loro complesso una parte
            importante della propria attività culturale ed editoriale, anche in un’ottica di trasver-
            salità fra gli Uffici già esistenti .
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               La pubblicazione di questo volume, che contiene l’inventario del fondo archi-
            vistico «h-4 Commissione d’Inchiesta di Caporetto», costituisce un fatto di per sé
            altamente rappresentativo dell’approccio attuale degli istituti di conservazione “con
            le stellette”, nella prospettiva di una sempre più ampia apertura verso gli studiosi,
            e in generale verso l’utenza. Lo è innanzitutto sotto il profilo della scelta del fondo
            archivistico: oggetto in passato di confronti anche aspri, e al centro di una storia
            conservativa complessa, che l’introduzione all’inventario ricostruisce rigorosamente,
            ripercorrendone le tappe e dando conto delle polemiche che l’hanno accompagnata,
            esso è stato probabilmente uno dei primi a essere conservato in un’ottica di salva-
            guardia organica della documentazione . Lo è poi sotto il profilo del metodo, che
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            ha portato l’archivista a una ricostruzione attendibile delle serie originarie, analitica-
            mente descritte dall’inventario, con un corredo di indici che permette di percorrere
            trasversalmente la documentazione inventariata, da diversi punti di accesso. Lo è
            infine, sia permesso a chi scrive di ricordarlo con qualche soddisfazione, anche per
            l’autore, già allievo della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell’Università
            “La Sapienza”, e da molti anni nell’organico dell’Ufficio Storico dello SME, oltre che
            attivo nel dibattito sulla valorizzazione e la tutela degli archivi militari.
               Si tratta di un patrimonio culturale che non appartiene unicamente alle Forze
            Armate.  La documentazione custodita presso gli archivi militari consente infatti non
            soltanto la ricostruzione delle vicende storiche delle forze armate in pace e in guerra,
            ma anche lo studio della storia sociale, tecnologica, industriale, e politica del Paese.
            Proprio la memoria della grande guerra, d’altra parte, ha avuto negli anni passati (e
            ancor più in questo centenario) un ruolo centrale nel promuovere la comprensione
            del legame profondo tra la storia delle forze armate e il contesto storico-sociale: rileg-
            gere Caporetto attraverso l’archivio presentato in questo volume è dunque un invito
            rivolto a tutti, per una documentazione da condividere.

            3  L’Ufficio aveva finanziato nel 2012 la pubblicazione da parte della CISM del volume cita-
               to alla nota precedente, e in seguito ha avviato la propria collana (cui anche questo volume
               appartiene) dando alle stampe il volume di S. trani Il Regio Esercito e i suoi archivi-una
               storia di tutela e salvaguardia della memoria contemporanea, Stato  Maggiore Difesa-Uf-
               ficio Storico, Roma 2013.
            4  Si deve osservare che la vicenda di questo archivio ricalca quella di altri archivi di commis-
               sioni d’inchiesta “ibride”, svolte da commissioni di nomina parlamentare appoggiandosi
               di fatto a un’amministrazione dello Stato: ci permettiamo di ricordarne almeno una, quella
               dell’inchiesta agraria nota come “Inchiesta Jacini”; anche in questo caso, alla fine l’archi-
               vio della Commissione d’Inchiesta ha finito per essere depositato presso l’amministrazione
               di appoggio. Per quanto riguarda poi la storia conservativa, è notevole (e indicativa della
               forte determinazione a preservare la documentazione) la vicenda delle carte durante la se-
               conda guerra mondiale, e il loro rocambolesco occultamento nel Duomo di Orvieto: anche
               in questo caso vi sono consonanze con la salvaguardia delle più preziose serie degli archivi
               di Stato presso depositi speciali per sottrarle ai rischi bellici.
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