Page 208 - La quinta sponda - Una storia dell'occupazione italiana della Croazia. 1941-1943
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La “quinta sponda “ storia dell’occupazione italiana della Croazia.


            vittime e dei nemici della Germania nazista cancellando gli anni di alleanza e com-
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            plicità delle  due potenze dell’Asse .
               Indubbiamente in Italia i decenni successivi alla fine del conflitto sono stati de-
            dicati più alla “rimozione” dell’esperienza della guerra che alla sua “elaborazione”.
            Tuttavia, più che ad una volontà politica, ciò fu dovuto ad una generale volontà di
            guardare "oltre". Le violenze subite nel conflitto –i bombardamenti alleati, le stra-
            gi naziste e jugoslave, le violenze delle truppe di colore- furono sostanzialmente
            circoscritte ad un ambito cerimoniale delle memoria nazionale come le commemo-
            razioni e i monumenti. Le violenze inflitte vennero invece, nel comune accordo,
            lasciate cadere in un limbo della memoria, e lì sono rimaste fino agli anni ’80 dello
            scorso secolo. L’Italia repubblicana divenne, nel sentire collettivo, soprattutto una
            “nazione-vittima”: vittima la popolazione civile, colpita senza colpa alcuna da en-
            trambi i belligeranti, vittime le forze antifasciste braccate dalla repressione, vittime
            persino gli stessi fascisti, fra i quali andrà diffondendosi, e tutt’ora gode di gran
            fortuna, una lettura quasi martirologica della propria esperienza di guerra. Anche la
            storiografia resistenziale ha scelto del resto di privilegiare la figura del partigiano-
            martire piuttosto che quella del partigiano-combattente, focalizzando più l’atten-
            zione sui fenomeni come le rappresaglie e le esecuzioni piuttosto che sul fenomeno
            militare della guerra partigiana.
               In questo quadro, la guerra di occupazione condotta dall’Italia fra il 1941 e il
            1943 era destinata a rimanere poco studiata e pochissimo conosciuta. Essa risve-
            gliava problemi irrisolti della identità della giovane Repubblica, sollevava questio-
            ni dolorose per la memoria di tutti, si prestava a molteplici strumentalità politiche,
            sia interne che estere.  Soprattutto, tale memoria contrastava con lo spirito operoso
            e ottimista che il Paese aveva assunto dalla metà degli anni ’50, e che lo avrebbe
            condotto in pochi anni alla più grande rivoluzione sociale ed economica della sua
            storia.
















            92  “[…] tutti accomunati –anti-fascisti di governo, anti-fascisti di opposizione, apparati scarsa-
               mente epurati- dall’esigenza di separare le sorti dell’Italia da quelle della Germania nazista
               rimasta fino alla fine al fianco del fuhrer e destinata a un severo castigo da parte dei vincito-
               ri”. F. FOCARDI, Il cattivo tedesco e il bravo italiano, cit., p. 180.

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