Page 104 - Le Arti Marziali nel mondo Militare
P. 104
102 Le arti marziaLi neL mondo miLitare
L’Italia dispone inoltre, da pochi anni, di una piccola finestra sull’Estremo Oriente.
Domata la “Rivolta dei Boxer”, l’Italia ottiene infatti una concessione a Tientsin,
allargandovi così i propri interessi.
A ogni modo, a voler stabilire l’anno in cui gli italiani iniziano a praticare ufficialmente
la lotta giapponese, va individuato il 1906, poiché oltre alle summenzionate
esibizioni che si tengono nella Penisola, è l’anno in cui è organizzato il primo
corso ufficiale a esse dedicato. L’entusiasmo diffusosi nel Belpaese per le tecniche
di combattimento giapponesi convincono infatti il ministro della Marina Carlo
Mirabello a organizzare un corso sperimentale sull’incrociatore Marco Polo,
nell’ottica di avere un concreto riscontro all’ipotesi di impiegarle in ambito
militare. Il comando della nave ancorata a largo della Cina è affidato al capitano di
vascello Carlo Maria Novellis, che su suggerimento del console giapponese il 24
luglio affida a un istruttore di Jujitsu di Shanghai di sua fiducia l’insegnamento della
disciplina per quattro mesi. Il corso si sarebbe svolto a bordo e al suo termine
gli allievi migliori avrebbero sostenuto gli esami al Kodokan; il risultato finale sarà
tuttavia deludente. Un nuovo tentativo sarà condotto alla fine dell’anno, quando
con l’arrivo a Shanghai dell’incrociatore Vesuvio, Novellis lascerà il comando delle
operazioni in Estremo Oriente al capitano di vascello Eugenio Bollati di Saint
Pierre. L’insegnamento della lotta giapponese a bordo del Marco Polo questa volta
sarà affidato a due marinai italiani, di cui uno dei due, il timoniere brindisino Luigi
Moscardelli, nell’aprile 1907 otterrà a Tokyo l’abilitazione all’insegnamento. Nel
settembre successivo, durante le gare agonistiche a bordo del Vesuvio volute dal
ministro della Marina la competizione di Jujitsu sarà vinta dal sottocapo cannoniere
Raffaele Piazzolla di Trani sul cannoniere scelto Carlo Oletti, giovanissimo torinese
destinato a lasciare un segno profondo nella storia della disciplina in Italia.
Si tratta dunque di un inizio che inevitabilmente si sviluppa per tentativi, con il
Jujitsu insegnato da un marinaio italiano poco esperto a sua volta istruito da un

