Page 42 - Le Arti Marziali nel mondo Militare
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            Per questo si iniziano a studiare e sviluppare metodi per risolvere le controversie

            senza esiti mortali. Le arti marziali, come le danze ritualizzate, saranno create

            a questo scopo. Si tratta di combattimenti, per lo più a mani nude, violenti ma
            “controllati” – come del resto avviene anche in altre specie mammifere – per la
            difesa del territorio, delle risorse o per la predominanza genesica e la possibilità di

            riprodursi attraverso l’accoppiamento. Attorno a questi combattimenti ritualizzati

            si  raccoglieva  l’intera  tribù  in  quello  che  oggi  chiameremmo  “spettacolo”.  Si
            trattava della prima forma di disciplina marziale sportiva, dove la lotta non doveva
            essere mortale e il divertimento era lo scopo principale e assicurato. Possiamo

            immaginare che ogni tribù sviluppasse delle tecniche leggermente differenti, ma

            la forza fisica, il coraggio e l’esperienza erano requisiti fondamentali in questo
            genere di agoni.
            In seguito, con la nascita delle classi guerriere nell’antico Egitto, le arti marziali

            acquisiranno  ancora  più  importanza.  Per  la  prima  volta  nella  storia  umana  si

            sviluppa e regola un vero e proprio apparato militare permanente e separato dalla
            popolazione. La codifica del diritto di proprietà individuale priva una quota sempre
            crescente della popolazione della possibilità di accedere alle risorse e quindi ai mezzi

            di sussistenza – all’epoca si tratta essenzialmente dello sfruttamento della terra – e

            induce queste folle sempre più numerose a un’inevitabile condizione di schiavitù,
            divenendo anche queste una proprietà privata al pari delle terre. Questo nuovo
            assetto sociale, questo nuovo “status”, per essere mantenuto e protetto, doveva

            essere garantito con le armi. Occorreva difendere la proprietà dai nemici esterni,

            dalle tribù limitrofe e quindi diveniva essenziale la difesa del territorio; ma era anche
            necessario difendersi dai nemici interni, rappresentati dagli strati oppressi e sfruttati
            della popolazione, dai quali era lecito temere una ribellione. Per questo la nascita

            dello “Stato” comportava l’esclusivo diritto alla violenza da parte dell’esercito, a

            difesa dei rapporti di proprietà appannaggio del potere dominante.
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