Page 58 - Le Arti Marziali nel mondo Militare
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testimonianze delle operazioni nell’entroterra francese, avvenute dopo lo sbarco
in Normandia, riferiscono che non si lottava “con cognizione di causa” e che i
contatti fisici erano ridotti al minimo.
Nel secondo dopoguerra, invece, in seguito alla crescente eversione di matrice
terroristica, inizialmente interna e internazionale poi (fenomeno che in Occidente
si è concretizzato prevalentemente in azioni di guerriglia, tra cui attentati di
diversa natura e sequestri di ostaggi), le forze di polizia si sono dovute adeguare a
un nuovo approccio operativo, come quello alla base di GIS e NOCS, che le vede
entrare in stretto contatto con gli obiettivi nemici. Oggi all’assalto si è sostituita
l’irruzione, in cui l’arma lunga è solo di appoggio e dove prevale quella corta,
quando addirittura non si fa ricorso all’uso delle mani. E quindi ecco nascere
l’esigenza di una tecnica di lotta a uso propriamente militare. Lo stesso vale
per le SOF, Special Operation Forces (9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col.
Moschin”, 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione e Acquisizione Obiettivi
(RAO) “FOLGORE”, 4º Reggimento alpini paracadutisti dell’Esercito Italiano,
COMSUBIN Raggruppamento Subacquei ed Incursori “Teseo Tesei” della
Marina Militare e 17º Stormo incursori dell’Aeronautica Militare).
Ad oggi ancora non è stata codificata una tecnica ideale per le Forze Armate
italiane, né del resto altre di Stati esteri hanno ultimato un tale processo. Del
resto, la varietà dei compiti affidati ai vari eserciti del mondo e l’eterogeneità delle
loro dottrine operative, così come la molteplicità di tecniche di combattimento
e le loro varianti, rendono impossibile adottare una via unica nell’ambito delle
tecniche corpo a corpo tale da poter costituire una arte marziale unitaria.

