Page 61 - Le Arti Marziali nel mondo Militare
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Bisognerà attendere la fine della Seconda guerra mondiale per una più ampia
diffusione delle tecniche marziali orientali tra i molti militari americani presenti in
Giappone; allo stesso modo la guerra di Corea consente all’esercito statunitense
di scoprire la principale arte coreana, il Taekwondo. Si assiste così a un più concreto
affermarsi delle arti marziali in Occidente, fino a giungere al boom di popolarità
che Karate e Judo conoscono negli anni Sessanta. Nel decennio successivo è il
cinema di Hong Kong a diventare il principale vettore di diffusione, prima negli
Stati Uniti, poi a livello mondiale, dell’interesse per le arti marziali cinesi, per
le quali è coniato il termine Kung Fu: sulla base degli insegnamenti di Yip Man,
maestro di stile Wing Chun, Li Xiaolong, a tutti noto con il nome d’arte di Bruce
Lee, inventerà il Jeet Kune Do.
La sua elaborazione, considerata dal celebre maestro marziale e attore un “non stile”,
possiede tecniche e strategie di combattimento proprie. Il Jeet Kune Do si distingue
principalmente per il background tecnico essenziale e i movimenti fluidi e adattabili.
Oltre che dal Wing Chun Bruce Lee prenderà ispirazione da pugilato, scherma e altri
stili di combattimento cinesi. Il Jeet Kune Do è in primo luogo combattimento da
strada, attacco e contrattacco incentrati sul principio dell’intercettazione.
È inoltre sempre grazie al cinema se iniziano a fare la loro comparsa in Occidente
altri stili marziali asiatici ancora poco noti quali la Muay Thai thailandese. In tal senso
il Sud-Est asiatico è una vera e propria fucina di arti, si pensi a quelle indonesiane
raccolte sotto il nome di Silat, quali il Kateda e il Sindo, o alla complessa arte indiana
del Kalarippayattu, al Kuantao malese, o ancora ai più conosciuti Vovinam Viet Vo
Dao e Thuât Cô’ Truyê’n Viêt Nam vietnamiti.
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Se da una parte non si ha certezza di quanto tutte queste arti marziali siano
effettivamente di origini “autoctone”, dall’altra appaiono invece piuttosto chiari i
molti aspetti che queste condividono con le più antiche arti cinesi, con un’unica
eccezione rappresentata da quelle indiane, che sembrano di ancor più antica

