Page 87 - Le Arti Marziali nel mondo Militare
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Seconda Parte
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gli Arditi
I reparti d’assalto degli Arditi, costituiti nell’estate del 1917, sono da subito
destinati a un duro addestramento che prevede tra le altre cose particolare impegno
nel combattimento col pugnale. La loro uniforme rispetto a quella in uso negli
altri reparti del Regio Esercito si distingue nell’essere particolarmente agevole e
funzionale al combattimento individuale. Ricevono in dotazione bombe a mano
per gli assalti, un moschetto di cavalleria mod. 1891 TS e l’ancor più iconografico
pugnale, arma bianca da tempo in disuso, ma ora ripristinata per la particolare
efficacia nel combattimento individuale, soprattutto in trincea. Per necessità sono
riconvertite a pugnale le giacenze di baionette del fucile Vetterli Vitali 1870-87,
altre austro-ungariche preda di guerra – le preferite dagli Arditi – e quelle dello
stesso moschetto mod. 1891 TS, anche se ai reparti d’assalto degli Arditi – e
soprattutto agli ufficiali – è in ogni caso lasciata una certa libertà d’armamento e
la possibilità di usare modelli di pugnale personali.
Sorge con gli Arditi quello che può essere definito un nuovo modello antropologico,
militarista e agone al tempo stesso, patriota “muscolare”, coraggioso, temerario,
sprezzante del pericolo, cultore della forza fisica rigidamente addestrato, amante
dell’agonismo esasperato e pronto all’estremo sacrificio. Marinetti, poeta futurista,
definirà gli Arditi “soldati instancabili, miracoli viventi di muscoli e coraggio”.
La circolare n. 21000 del Comando Supremo, datata 5 luglio 1917, istituendo i
primi battaglioni dei reparti d’assalto degli Arditi, ne descrive nel dettaglio anche
l’addestramento. Un ruolo essenziale era svolto dall’educazione fisica: ginnastica,
corsa, lotta, aggiramento di ostacoli (fossi, trincee con parapetto, muri, abbattute,
reticolati, ecc).
Nelle pagine successive:
Arditi che simulano un combattimento

