Page 18 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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funzioni reali assegnate all’Arma, distinguendole opportunamente da quelle di
altre forze dell’ordine.
Un aspetto particolarmente interessante, poi, è quello attribuito agli istituti di
conservazione.
I Carabinieri, nel corso della storia istituzionale, non hanno versato fondi or-
ganici all’amministrazione archivistica, guardando a quell’ufficio militare del Co-
mando del Corpo di Stato maggiore che poi sarebbe diventato l’Ufficio Storico
dello Stato Maggiore dell’Esercito. A partire dall’inizio degli anni Venti, inoltre,
l’Istituzione si è dotata di un organismo che aveva assunto anche le funzioni di
ente di conservazione: il Museo Storico. Nell’ambito delle attività di carattere
museale, nate essenzialmente per la valorizzazione dell’Istituzione in quanto orga-
nismo militare e di contrasto alla criminalità, fu data particolare enfasi all’esalta-
zione dell’operato dei militari dell’Arma in guerra e in pace. Analogamente e ac-
canto a tale attività, fu istituito anche un archivio storico che, annesso al Museo,
aveva il compito di raccogliere e agevolare la ricerca storica secondo le finalità isti-
tutive dell’ente stesso. Tuttavia, l’assenza di una politica archivistica poggiata sui
moderni canoni e la concezione del documento come oggetto museale, piuttosto
che come realtà inserita all’interno della gestione di un affare vincolata al conte-
sto di produzione archivistica, ha consentito unicamente un’azione di raccolta di
singoli fascicoli, piuttosto che la nascita di un archivio storico vero e proprio. Tale
realtà fu integrata circa 40 anni dopo da un secondo organismo di conservazione
archivistica istituito presso il Comando generale dell’Arma: l’Ufficio Storico. La
nascita di quest’ultimo è legata ad una presa di coscienza nuova, ovvero alla ne-
cessità di conservare la documentazione prodotta dall’Arma. Tuttavia, l’impianto
stesso del nuovo ente non riuscì a beneficiare di quella fiorente stagione di studi
in campo archivistico come furono gli anni Sessanta e l’impostazione attribuita fu
piuttosto quella di centro di documentazione e di produzione bibliografica rivolta
alla divulgazione della storia istituzionale.
A partire dal XXI secolo, in linea con l’elevazione dell’Arma al rango di Forza
Armata e alla raggiunta autonomia in molteplici campi, è stato possibile rivedere
anche la politica archivistica per la quale un primo e necessario passo fu quello di
natura legislativa.
Come naturale conseguenza di ciò fu possibile avviare una nuova azione di
censimento e di versamento di fondi e di serie archivistiche che potranno consen-
tire di studiare con nuovi documenti la storia del nostro Paese.
Il lavoro è organizzato su due pilastri: il testo vero e proprio e la corposa serie
di documenti allegati che consentono di integrare con ricchezza di particolari, le
riflessioni riportate nel testo, evitando così una rischiosa perdita di informazioni..
Tale studio è stato reso possibile dalla disponibilità e amicizia di varie persone
alle quali va il mio più sentito ringraziamento. Innanzitutto, il professor gio-
vanni Paoloni che dapprima ha appoggiato e sostenuto scientificamente la serie

