Page 13 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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Premessa
oche realtà militari sono legate alla vita quotidiana degli italiani quanto
l’Arma dei Carabinieri. Non c’è luogo in Italia, per quanto minuscolo,
P che non ospiti una stazione dei Carabinieri. Chi scrive ha iniziato la
propria attività scientifica alla fine degli anni Settanta presso l’Archivio centrale
dello Stato, nell’ambito di un progetto di schedatura sistematica dei telegrammi
dell’Ufficio cifra del Ministero dell’Interno. L’esito di quel progetto pionieristico,
che fu abbandonato prima di giungere alla conclusione auspicata ma insegnò
molte cose del rapporto fra archivi e informatica, fu particolarmente interessan-
te – a livello strettamente personale – come scuola d’uso di repertori, e di lettura
della realtà attraverso la documentazione. Si trattava di materiali in cui il racconto
delle vicende si poteva cogliere in tempo reale, man mano che si svolgevano e che
venivano riferite dagli attori sul campo al “superiore Ministero”.
Anche le stazioni dei Carabinieri Reali partecipavano a questa costante rappre-
sentazione del Paese al governo, quando gli eventi che si svolgevano nelle località
da esse servite erano ritenute di particolare e specifico interesse, che si trattasse
di fatti di cronaca nera o di proteste sociali particolarmente significative. Matu-
rò allora in chi scrive la convinzione che gli archivi dell’Arma potessero essere
protagonisti privilegiati della costruzione/conservazione della memoria sociale
dell’Italia. Di qui l’interesse per la loro tutela e per lo studio delle strategie che
nel corso di oltre un secolo ne hanno contrassegnato la storia conservativa – con
esiti per la verità assai lacunosi. Curiosa vicenda quella degli archivi delle forze
dell’ordine italiane nel settantennio liberale, a noi pervenuti in modo discontinuo
e frammentario quale che fosse il canale istituzionale deputato ad assicurarne il
lascito: gli Archivi di Stato per le forze di polizia e le strutture interne per l’Arma
dei Carabinieri.
È evidente che gli esiti discontinui di tale conservazione dipendono dal modo
in cui fu concepita, e dunque rappresentano il risultato non di un desiderio di oc-
cultamento degli “arcana imperii”, come semplicisticamente si potrebbe pensare,
ma di una visione (oggi certo superata) della realtà, della società e dei suoi disagi,
insomma della condivisione sociale della memoria. La storia dei meccanismi isti-

