Page 35 - Ventimila anni sotto i mari - L'epopea dell'uomo nel continente azzurro
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dall'istante della completa immersione in
acqua all'uscita, è ovvio che per aumen-
tare il tempo disponibile per l'attività sul
fondo si debbano abbreviare al massimo
sia la durata della discesa che della risa-
lita. Essendo la densità del corpo umano
inferiore a quella dell'acqua, ne consegue
che per immergersi occorre aumentarla,
risultato ottenuto con adeguata zavorra
che determina perciò una rapida disce-
sa verso il fondo, per poi liberarsene per
emergere, risucchiati verso l'alto. Le due
fasi implicano perciò un unico elementa-
re mezzo, una grossa pietra: quando soli-
dale al sub ne provoca la discesa rapida,
quando abbandonata sul fondo determi-
na una risalita quasi altrettanto rapida.
Per ragioni di opportunità, non essendo
possibile trovare pietre sulla superficie
La ragione per il notevole interesse verso i murici sca- del mare, tant'è che saranno sostituite da pesi di piombo,
turiva dal potervi estrarre la mitica porpora con la quale quella utilizzata come zavorra veniva legata a una fune,
si tingevano i tessuti, in quantitativi ridottissimi per ogni consentendone perciò il recupero dopo l'abbandono e
conchiglia e che, per la rarità del pigmento, vantavano l'emersione del sommozzatore. La fune, inoltre, gli dava
ingenti costi. La pesca dei murici avveniva a Lesbo, Kos, una sensazione di sicurezza, sia indicandogli la risalita,
Chios e Rodi, Delo, in Eubea, Creta e sulla costa libica. li sia consentendo in casi di emergenza di essere issato in
poeta Oppiano così la ricordò in una sua poesia: superficie suo tramite.
Oppiano fornisce la più accurata testimonianza della
Le gentz; che è pelle tengono un guscio, modalità di immersione seguita dai pescatori di spugne in
che serpeggian p el mar, di tutte è /ama, questi termini:
che crescendo la luna nel suo cerchio s'empia n di carne,
ed abbian maggior casa,· e ch'allo incontro Con lunga /une sopra mezza coscia uomo si cinge, e leva
scemando la luna si corrughino in più meschine membra, ad entrambe le mani: con l'una intorno ghermendo
tale è la nicistà di lor natura. Di queste, parte i marangoni pesante fusione di piombo, e colla destra mano sten-
colgono con le man dalla arena [ .. . ] 6 de un'acuta e grossa falce,· e serba in le ganasce sotto
bocca candido grasso,· e /ermo su la prua esaminando
sta l'onda marina, volgendo nella mente, e ruminando
2.4. Raccolta delle spugne il gravoso travaglio e l'acqua immensa. Il confortano,
e spronano con parole arditamente alla fatica,· quale
Le immersioni finora ricordate, per la modestia delle persone, ch'ormai sia posta nel corso, che sia perita in
profondità raggiunte e per la brevità dei tempi di perma- snellità di gamba. Ma quando preso avrà nel cuore l' ar-
nenza sott'acqua (sempre inferiori rispettivamente ai 20 dire, salta nell'onde tempestose e fiere, e' l tira giuso,
m ed al paio di minuti), non richiedevano alcuna decom- d'andar là bramoso, l'impeto del canuto e grave piom-
pressione in fase di risalita. Si impongono tuttavia alcune bo. Ma egli giù avanzatosi nel fondo, l'unto ne sputa, e
osservazioni: dal momento che il blocco respiratorio va quello /orte lustra, e lo splendor si mescola coll'acqua,
qual pane l/o di notte per lo scuro illuminante L'occhio;
egli agli scogli/atto vicino, scorge allor le spugne. Na-
6 Da 0PPLANO, Halieutica, V, 265.
scono queste negli estremi piani attaccate in caverne, e
Nella pagina a fianco: resti archeologici a Kos, in Grecia. loro è fama aver respiro, come tutti gli altri che nascono
Sopra: immagini tratta da un codice di Oppiano. nell'umide caverne: ed assalendo tosto colla falce taglia
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