Page 37 - Ventimila anni sotto i mari - L'epopea dell'uomo nel continente azzurro
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Per svellere le spugne dai fondali veniva adoperato una
sorta di falcetto, o in casi meno frequenti uno stiletto mol-
to acuminato. Quest'ultimo si impiegava anche nelle situa-
zioni di emergenza, come ad esempio se impigliati in una
fune o attaccati da animali feroci, per tutti gli squali. Plinio
non manca di rievocare la narrazione di uomini che, prima
ancora di trovarsi di fronte l'aggressiva creatura, avrebbe-
ro scorto sulle proprie teste una sorta di nube opprimente
che impediva la veloce risalita. Forse era lo squalo stesso
che così si accingeva ad attaccare, e a quel punto l'unico
modo per salvarsi consisteva nel colpire per primi l'anima-
le con l'anzidetto stiletto. Così Plinio:
La maggior parte degli squali attacca, con enorme pe-
rz'colo, chi si immerge in mare. Queste persone dicono
che una sorta di nebbia gradualmente si addensa sopra
le loro teste, assumendo l'aspetto di un qualche tipo di
animale simile al pesce piatto, e che, spingendoli ver-
so il basso, gli impedisce di ritornare alla superficie. È
per questa ragione che portano con loro dei pugnali che
sono molto affilati sulla punta, e attaccati con stringhe;
poiché se non pungono questa cosa con l'aiuto del pu-
gnale non potrebbero liberarsi. Tuttavia giudico queste
credenze opere del buio e della paura. Perché nessuno è
riuscito a trovare tra le creature viventi il pesce nebbia o
il pesce nuvola, cast' chiamano questo pericolo. 9
L'interminabile sequenza di stragi operate dagli squali, sug-
sazione della pressione tra l'aria contenuta nell'orecchio gerì a Plinio di approfondire l'argomento, dilungandosi pro-
medio-interno e l'acqua esterna, per cui già dopo i pri- prio sulle modalità della loro aggressione in questi termini:
mi 5 m l'incremento della pressione idrostatica determina
E se non bastasse vi sono gli squali e altri mostri marini
una contrazione dell'aria interna all'orecchio che provoca
che attaccano coloro che osano avventurarsi nelle pro-
un crescente dolore, il cui apice coincide nei casi più gravi
fondità del mare. i subacquei tuttavia hanno terribili
con la rottura della membrana del timpano. Con un mi-
combattimenti con i pescecani che attaccano l'inguine,
nimo di esperienza e di conoscenza teorica questo rischio
i piedi e le parti più banche del corpo. I; unica maniera
si elimina operando una adeguata compensazione forza-
ta, mediante la quale, chiudendo le narici e soffiando con per assicurarsi la salvezza è andare fermamente verso di
energia, si costringe l'aria contenuta nella faringe ad entra- loro, e così prendendo l'iniziativa attaccarli direttamen-
te e nello spaventar/i a loro volta. Questi animali hanno
re nell'orecchio medio sotto pressione, equilibrando così
paura dell'uomo nella stessa misura in cui l'uomo allora
quella dell'acqua. Ma questo elementare rimedio non era
né praticato né noto nell'antichità, per cui risultavano fre- ispira terrore, e cosz' tra le onde la partita è pari. Ma è
nel momento in cui il sommozzatore ha raggiunto la su-
quenti sia le lacerazioni del timpano che le otiti baro-trau-
matiche. Da notare, infine, che tale dolorosa lesione si può perficie che il pericolo è molto più grande perché perde
avere in discesa per eccessiva introflessione, provocata
dall'acqua penetrata attraverso il timpano, con fuoriuscita 9 Da G. PLINIO SECONDO, Naturalis Historia, li b. IX, 151.
dall'orecchio di bolle d'aria mista a sangue, sia in salita per
eccessiva estroflessione, causata dall'aria contenuta nell'o- Nella pagina precedente ed in questa: un'illustrazione tratta da una
recchio con conseguenti forti vertigini e impossibilità a copia medievale delle opere di Oppiano, nella quale viene mostrato
conservare la posizione eretta. un sommozzatore in azione.
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