Page 97 - Ventimila anni sotto i mari - L'epopea dell'uomo nel continente azzurro
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6.2. La campana individuale d'età moderna, 1535
Nel1535 il lungo sonno delle navi sul fondo del lago di
Nemi fu nuovamente turbato da un ennesimo tentativo di
recupero, preceduto però da una serie di ricognizioni su-
bacquee per constatarne le effettive condizioni di giacenza
e le reali potenzialità della delicata impresa. A compierle
fu un celebre ingegnere militare che, per le varie conoscen-
ze richieste all'epoca dalla professione, vantava anche una
discreta competenza idraulica: il bolognese Francesco De
Marchi. Tipico spirito rinascimentale, il De Marchi, nato a
Bologna nel1504 e morto all'Aquila nel1576, fu oltre che
trattatista anche alpinista, speleologo, subacqueo e soprat-
tutto ingegnere militare, e tra le sue maggiori avventure si
annovera nel 1535 la ricognizione subacquea nel lago di
Nemi e nel1573 l'ascensione, mai tentata in precedenza,
sulla cima del Gran Sasso d'Italia.
Circa l'immersione, il 15 luglio del suddetto anno l'in-
gegner De Marchi, al servizio di Alessandro de Medici
duca di Toscana, vi si cimentò per vagliare personalmente
le condizioni degli scafi delle navi di Nemi. Ne lasciò una
dettagliata relazione pubblicata nella sua opera principale
Della architettura militari> in cui non mancano pittoreschi
dettagli, frammisti ad acute osservazioni scientifiche, sem-
pre consentite dall'impiego di uno istromento modernis-
simo per l'epoca, che per sua stessa ammissione doveva do lo cazzava via, con il qual'istromento si può lavorare,
restare segreto. L'inventore ne era un certo Guglielmo di con segare, tagliare, turare, ligar corde, adoperar mazzz;
Lorena al quale aveva infatti giurato di mantenere il più scarpellz; tanaglie et altri simili instromentz; ma non se
assoluto riserbo, almeno fino alla sua scomparsa. Trattan- può già fare, se non puoca forza, per grande che l'h uomo
dosi della prima operazione di recupero subacqueo della l'habbia, per rispetto dell'acqua che impedisce,- ancora
Storia, è giusto trascriverla integralmente: se li vede alquanto quando il Sole è lucente,· com'era
quando io vi andai, che fu a 15 de luglio 1535.
Non mi parerà fuori di proposito di parlare della barca Si vede per un christallo che è d'una grandezza di un pal-
de Traiano,- poiché il Biondo da Forlz~ nella descrittione mo: la vista è in questo modo, che una cosa per piccola
d'ltalia e il Faueno nelle anticaglie di Roma ne hanno che sia, par molto grande, dico molto maggiore ch'ella
parlato senza veder la,- ma io che l'ho veduta e tocca con non è a veder la in acqua. Dico che li pesci detti Laterim;
mano, parlarò parte di quello che saprò. Dico che la bar- che sono in questo lago, li quali non sono maggiori del
ca di Traiano è sommersa nella go di Nemo. Passa rnille minimo dito della mano, paiono di sotto grossi come è il
trecento quarant'anni che detta barca è nel /onda di det- brazzo d'un huomo, e fanghi tre palmz; li quali, se io non
to lago, alla ripa che guarda verso il levante,· la quale sta ero informato di detti pesci me haveriano posto paura
in pendivo nel lago,- dove che maestro Gulielmo da Lo- per la gran moltitudine, che abbondavano alla volta mia,-
rena trovò un istromento nel qual' entrava in essa,- e se massime che io portai quattro onze di pane, e una de
faceva calare nel/onda del lago, dove stava ivi un'ora, e /ormaglio con esso meco per magnare; e perchè il pane
più e meno, secondo l'h aveva da fare, overo che il /red- era duro et nero se sbrizulava, dove concorse tanta molti-
tudine de pesci che mi cingevano intorno, dove che io era
senza braghe m'andavano a piccare in quella parte che
3 Il trattato di Francesco de Marchi, Della Architettura Militare, fu
l' huomo può pensare, e io con le man li dava, ma non cu-
pubblicato postumo nel1599 a Brescia.
ravano nulla, come quelli che erano in casa sua,· di modo
In alto: ritratto di Francesco de Marchi. che ne vidi uno, il quale mi parve molto grosso, e così lo
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