Page 99 - Ventimila anni sotto i mari - L'epopea dell'uomo nel continente azzurro
P. 99

pigliaz;  e non  era più grosso quanto il mio dito secondo   sonator eccellente  di liuto.  Vi  era  mastro  Gulielmo con
             della mano. Io lo portai di sopra, si giudicò che non manco   dai suoi servitorz;  questi io nomino per contrasegno.
             di trenta ne andasse per lira,  da dodici onze.         Io steti mezz'hora di horologio la  prima volta sotto l'ac-
             Io  non  portai braghe,  perché in  Toscana  in  tempo  del   qua,  et haveva portalo l'horologio con me per veder il tut-
             duca Alessandro de Medici che era mio patrone,· essendo   to,  e da  poi che io fui di sopra,  saltai nel lago  a notare,
             andati una volta certi pescatori lungo l'Arno à pescare, ve   e subito ch'io presi acqua  in  bocca,  e che hebbi bagnato
             ne fu uno,  che si tuffò sotto l'acqua per pigliar delli pesci   il capo,  si fermò  il sangue che non uscia  né dal naso,  né
             con  mano,  che in  detta  provincia,  se  ne trovano  moltz;   dalla bocca; poi volse tornare un'altra volta  o basso,  dove
             che pigliano li pesci sott' acqua,  il quale si attaccò con le   mi posi le braghe e mi turai le orecchie con  bobace mu-
             braghe in una radica d'albero, e cosi si potette disciogliere   schiato,  et non mi diedero più noia li pescz;  né sentij più
             e restò ivi morto, poi che fu calato il fiume d'Arno, se tro-  quel dolore del capo,  dove stetti un'hora à basso  e ligai
             vò il detto pescatore attaccato alle radiche per le braghe,   una parte della sponda della barca,  la qual con un'argano
             questa fu  la causa che io non me le posz;  pertanto li pesci   che havevano di sopra in su  un ponte di botte,  trassimo
             mi piccavano volentieri in quella parte, più che nelle altre.   tanto di questo legname che haveressimo potuto caricare
             Ancora il maestro Guglielmo mi volle turare le orecchie   dai buonissimi mulz; il qual legname era di più sorte; v'era
             con del bambaso, con del muscho, e altri odorz;- ed io non   larice,  pino e cipresso,· cosi fu giudicato in Roma da  tutti
             volsi con dire ch'io voleva vedere so io udiva a chiamar-  gli valent' h uomini.
             mz;  dove fui chiamato molte volte ad alta voce,  e non sen-  Poi vi eran  certi caviglz;  li quali erano  di rovere,  e ve-
             tiva; et non era sotto l'acqua più di sei canne romane: ma   nati cosi neri che parevano di ebano;  et questo era  per
             sentiva bene il tuono di dei sassz;  che battevano l'uno con   il gran  tempo che erano stati sotterratz;  ma  erano sani
             tra l'altro,  sotto l'acqua un mezzo brazzo e più si sentiva   come il resto  del legno.  Vi erano ancora delli chiodi di
             dei martelli battere l'un contra l'altro,  dico in modo che   /erro li quali dimostravano di essere stati grossi quanto
             mi offendevano le orecchie molto forte e battendo sopra   è il dito grosso della mano d'un huomo.  et erano torna-
             l'acqua più forte  non  udiva  nulla.  Mi disse  mastro  Gu-  ti sottili come  una  penna d' occha  da  scrivere,·  e per la
             glielmo c'haeva/atto suonare un Tamburo sopra lui men-  ruggine s'erano assottigliati e scurtati.  V'erano poi altri
             tre l'era sott' acqua,  e che mai l'h aveva potuto udire,  ma   infiniti chiodi di metallo,  li quali erano tanto lucenti e
             come sotto acqua se faccia rumore se sentiva subito.    intieri che parevano che fossero fatti quella settimana,
             Hora nell'andare giù sotto l'acqua io sentiva una passione   li quali chiodi erano di infinite misure cominciando alla
             nell'orecchie tanto grande che pareva che mi /usse posto   lunghezza  de  dai palmz;  venendo diminuendo come le
             un  stillo  d' azzale,  che  mi trapassasse  dall'una  orecchia   canne d'un Organo,  si de lunghezza, come de grossezza,
             all'altra: grandissimo dolore io sentiz;- dico che fu tale che   tanto che venivano alla lunghezza del dito minimo del-
             mi si rompete una vena del capo, ch'l sangue mi usciva per   la mano; ma è ben vero che li più piccoli havevano più
             la bocca, e per il naso dove che quando io cominciai a bat-  largo il capo,  come è una di un terzo di scudo di argen-
             tere con il martello nella barca,  mi cominciò a moltiplicar   to,  e sotto vi erano corti raggi di rilievi a similitudine di
             il dolore,  e abondare il sangue,  che fui sforzato à dare il   una stella; li quali chiodi erano posti per di fuori della
             segno e /armi tirare sopra; quando io fui di sopra che io fui   barca,  e quelli tenevano  le  lastre  de  piombo  e la  vela
             /ora dell'Instrumento,  era tutto sangue il giupone bianco,   di lana  coperta  d'una  mistura  che  sapeva  di  buono,  e
             ch'io haveva à dosso, il quale ra cosi sutto da mezzo brazzo   ardeva facilmente,  questa era  tra  le sponde della  barca
             adi etra,  come era quando io entrai nell' instromento,  e di   e il piombo.
             più havea un capello de seda cremisina,  con una quantità   Li detti chiodi erano  lontani l'uno dall'altro quante la
             di penne bianche,  le quali erano  cosi sutte,  come  erano   palma della mano,· li altri chiodi erano confitti nelle in-
             quando io entrai nel lago,  e per segnale i miei compagni   catenature delli legnamz;  che tenevano la barca serrata,
             me le tolsero per memoria. Era mastro Leonardo da  Udi-  dove più era il pericolo de  non aprirsi.  Quelli di ferro
             ne valente architetto,  il quale misurò tutta Roma dentro   erano posti in  certi luoghz;  che ancora  che mancassero
             e /uorz;  e la pose in  stampa con  tutti li montz;  e Theatri   non perciò si poteva aprire la barca.  Quelli di legno era-
             et Tempb;  strade et altre cose segnate,  al quale io aiutai   no trà certe tavole delli coperti delle camere.  Le tavole,
             /arse sei mesi per mio piacere,  e più per imparare.  Vi era
             un suo figliuolo detto Thesiofonte,  che era musica,  vi era   Nella pagina a fianco: ricostruzione grafica della primordiale campana
             un gentil' h uomo Romano detto messer Hippolito Maleno   subacquea ideata da  Guglielmo de Lorena nella prima metà del '500.





                                                                             PAlU l  'il.S L\  - L.\< A~li'A'..:.\  l li  1.1  A  IU'..:\'iUMI .:-c  l  \LI   9 7
   94   95   96   97   98   99   100   101   102   103   104