Page 188 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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Tuttavia - continuava - "le condizioni di quel paese sono così diverse da
quelle io cui muovomi i nostri eserciti da non rendere facile in Europa la ripetizio-
ne di quello che ammiriamo in America". Per .Marselli la guerra di secessione era
uno "strano fenomeno", una guerra che si collocava ad un tempo nel passato e
nel fururo della storia militare europea: si poteva infatti "ritrovare in essa in cerro
modo l'immagine di quello che accadde in Europa ai rempi delle guerre di Luigi
XlV'" (vale a dire ''l'arruolameoro volonrario con l'inevitabile racolage" e di conse-
guenza "eserciri raccozzari, inesperti, mal disciplinari", con i quali eca impossibile
"fare guerra manovra-ca e risolutiva"), ma anche "di quello che accadr:à nell'avve-
nire, quando avremo smesso gli eserciti stanzi ali, dato maggiore sviluppo alla mec-
canica industriale e tolti i cancelli all'individualismo".
Mars·elli riconosceva, io ogni caso, che, quando il "si_srema americano" si era
ben rodato, la guerra era finalmente entrata in una fase di "'operazioni degne dei
grandi capitani" come l'impresa "vetamence annibalica" di Sherman. Non per questo
era possibile uscire dal labirinto del paradosso americano: se la strategia america-
na insegnava qualcosa, era che "certe regole da scuola, che malamente chiamansi
principii assoluti", dovevano essere, quando la situazione lo esigeva, "poste da ban-
da''. Ma a sua volta il "fa.re disinvolto" dei generali degli Stati Uniti non er.a che
una delle facce di un assetto militare che non poteva essere trapiantato, quanto
meno nel medio periodo, in Europa ! 64 >. Non a caso un devoro allievo di Marselli,
il capitano Gennaro Ferdinando Moreno. avrebbe pubblicato nel 1874 unTrallaliJ
di storia miliJare, che, pur affrontando un arco cronologico, il cui termine ad quem
era individuato nella guerra franco-prussiana del 1870-71, non avrebbe dedicata
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neppure un rigo alla guerra di secessione americana 1 ' 1.
NOTE
(t) Cfr. Franco Venturi, Smtemlo tifoNttatort, UI (La pri1t14 criJj dti/'Miti(f) Rtgimt). Torino,
l979, p. 409-443. e IV. (La radura dtll'lh11iro Rtgime), como l (l gra,di stati dt/l'Oaidontt), Torino,
1984, p. 3·145.
(2) A Venezia uscl pèrfino un periodico iRdtolato Of"a:zitmi miliiAti urmm: t 11rant1im4
nella f>rmnte guti'f'a fra la Franria, la Spagtra t I'Amtril4 SUJDJJriundlt mnlrD la Gran Brvagna: cucra.-
via l"impre.oa, ini.liara ncll'csratt del 1779, fu abbandonata dopo p01:hi numeri (cfr. Piero Del
Negro, Il mito dmerirano ,,l/a Venezia dtl Sut.ctnto, Padova, 1986, p. 187. 188).
(3) Cfr. P. Del Negro, !l miro ainuit41ff), cit., p@im,
(4) Ad esempio, a Venezia nel l7-78 era puhblicara Wl2 Storùt dtii'Amerira Stnmtriortalt
dtl Signor Ab. R<rjrutl continNala fino al fJW"Ilt, con rartt gtografirhe rapprut:rJttmli il!tt.IITO dt/la gMeTTa
civilt tra la Grati Bretagna e !t Colonie U11ile, menae tr" anni più 12rdi era s<ampato un Tuzlf'O
dtlla gut:rra mariuirna t urrmrt /ra la Gran Bretagna, lt C.kmit Unilt, la Frar.ria, la Spagna t l'O/an·
da, che sottolineava fin dal titolo l'inremaz.ionaliuazione del conflitro.

