Page 187 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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IL MOOt,IJ.() AMf.lliCANO                               !H
      applica"-ÌOnc deU'illduJJriaa/Jr~ gu,.,.a, che in sostanza significherebbe matuializza-
       zioltt dell'art~ d~lla guwra". cifarsi al modello americano voleva dire, secondo Corsi,
       "immiserire"  l'arce  militare "nel corpo c  nell'anima".
          l  "nuovi progressi  della  scienza e dell'industria",  i "bei trovati meccanici e
      chimici"  non  dovevano  far  dimenticare che  "i soliri  grandi  spedienti della  vera
      arce della guetra" erano i "buoni concetti strategici", le "gambe" e i "cuori d'uo-
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       mini" < l. "Diamo alle eruppe da un  lato, alle macchine dall'altro", avéVa scritto
       pochi anni prima nelle Conftren:zt d'artt militare, "ciò che loro sttercamente si con-
      viene di stima, di fiducia, d'importanza, di merito: a quelle prime ne toccheranno
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      sempre delle dieci nove pani o poco meno" C '. Se la  guerra eU secessionc era  du-
       rata  così  a  lungo e, almeno fino  alle "operazioni" di Sherman  nel  1864-65. era
      scaca un "sanguinoso contrasto di masse pesanti e rigide su poche miglia quadrare
      di paese", era perché gli Stati  Unici erano privi di " un grande spirito militare".
      La s·cessa  istruzione imparrira a W est Poinc, che Bassecoun aveva portatO alle srel·
      le, era giudicata  "più che altro matematica e  ingegneresca", arrema alla  mareria
      e oon allo  spirito.
          Agli occhi dj Corsi  non si salvava alcun aspetto <della  guerra d'America. Ca·
       cenci "li ordinamenti e le discipline", piani "sen~a buon legame strategico", "ca c-
      riva scelra delle linee d'operazione", "mancanza di obbiercivi precisi", "un manovrare
      a massa, corto, riguardoso, impacciato, da posizione a posizione ... come ai tempi
      di Federico II", u.o "pigro e faticoso giuoco alrernar.ivo di brevi e non felici offese
      e  lunghe e  non risolutive difese",  "un immenso consumo di  uomini",  insomma
      ''una guerra immobile al.imenrara con un eccesso di moto", una guerra, infine, che
      secondo Coesi era scara vinta da chi aveva compreso che " il segreto vero della vìt·
      coria ...  non istà  nella maggiore  perfezione degli  aiuti meccanici, ma  nelle buone
      discipline e  nei  beni incesi  e  bene eseguiti atti suaregici e  tarrici" (6Zl,
          Meno polemica, meno influenzata da una conce~ione cradizionalisca della guerra
      che, anche perché riflerceva i limiti di un paese arretrare come l'Italia, e.ra  neces.sa·
       ciamenre costretta a privilegiare lo spiri m, le gambe e i cuori, la posizione eU Mar·
      selli.  L'aurore de La guerra  e la sua storia aveva  leno TocqueviUe e vedeva  quindj
      nell'America "l'immagine presente dell'Europa avvenire", una "società marura"
      governata dall'utile e la cui costituzione politico-militare aveva consentito di "svol·
      gere potentemente la prosperità materiale''. Diversamente dai conservatori, Mar·
      selli riteneva che, nonostante le enormi perdjre e le immense disrruzionj della guerra
      dvile, i.! ''sistema americano" poteva chiudere la pa..rtltà con uJì bilancio rutto som-
      mato in aruvo:  i danni dci cinque anni di guerra rimanevano parecchio inferiori
      ai vantaggi accumulaci in ottant'anni di pace privi di un adeguato esercito stanzia-
      le.  Inoltre Marselli  non  condivideva  affarro  la  fobia  di  Corsi nei confronci della
      guerra di macchine:  anZci  era  pronto ad amrnetrerc cbe  "la guerra d'America  fu
      la prima a farci comprendere l'importanza m.ilicare delle ferrovie e d.i  rami e poi
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      canù  ritrovati della  odierna  meccanica  industriale" < l>.
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