Page 182 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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           in ltalia si erano ripresentate "wures ces diffìculrés d'o(ganisation dcs volontaircs,
          tous ces  conflirs  d'autoriré,  rous ces  désapoìnremenrs, ces  rcrards, ces rr:cours  co
          arrières", di cui parlavano le corrispondenze di Washingcon e d.i  Wellingron. Era
           mancato alla rivoluzione italiana "un grand bomme pareil aux deux que l'on viene
          .de cirer, bon cactiques sur le champ de bataille,  bon capica ins er bon  poliriqu~s
           pour la  conduire d~ la  guerre,  bons organisareurs cn meme temps et grands, sur-
          tour, parla par.ience", in quanto entrambi "n'om vaincu qu'avec le cemps", quella
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          durata che era  " le  plus grand secours de roure guerre  insurreccionelle" Cn.
              Del tutto oppostO il commento d.i  Angelo Marescorti, al quale si deve un cu-
           rioso compendio di  Storia d4/le gutrre apparso nel  1854. Secondo Marescocci,  Wa-
          shingron era  "forse il  primo generale  ad avere  conosciuto  il  valore delle truppe
          che si dicono leggere e che combattono in ordinanza sì, ma non srivate cnrro lince
          o  colonne". Vero è che Washingron aveva  fa([o  di  necessità virtù,  dal momento
          che, potendo fare assegnamento soltanto su " uomi ni poco esperti e non imperter-
          riti al cospe([O del fuoco", aveva pensato bene "di assimilarli in ba([aglioni d.i ber-
          saglieri e gerrarli alla corsa sopra i fianchi e le spalle del nemico".  fn questo modo
          aveva anche fa([O  tesoro della  " perspicacia individuale aera a  supplire nell'uomo
          incivilito alla  macchinale disciplina"' e per rutto quesro il generale amer.icano ap-
          pa.riva "degno d'im itazione". Nel  1848 gli  italiani avevano commesso l'errore di
          non imitare Washington, di non adottare la sua tattica "alla bersagliera": non era-
          no srati gli irrequieti volontari i responsabili principali delia sconfitta, ma una te·
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          srarda. fedeltà  agli  schemi dell'arre  bellica  rradizionalc <ZJ.
              Tra il  1859 e il 1861 l'lta.lia e gli  Stati Unici seguirono due strade opposte:
          menue la p cima fece il passo più impona.nce verso l'unirà naz.ionale, i secondi pre·
          ci piea cono in una guerra civile. Un lustro più cardi le parti s'invertirono: se l'Unio-
          ne usc.ì  vittoriosa dalla guerra di secessione, l'Italia si  vide inAiggere dall'Austria
          le clamorose sconfì[[e di Cusroza c di Lissa. La rapida formazione del regno d'Italia
          rese affattO privo d 'interesse pratico il dibatti co sulla rivoluzione americana come
          modello di guerra d'indipendenza così come la guerra civile rappresentò una rude
          verifica per l'esercito-guardia nazionale (questa la definizione di Balbo) degli Sraci Uniti.
              Nello stesso tempo il confli([O americano accese vivaci polemiche circa i suoi
          cara([eri e gli  insegnamenti  che se ne potevano  ricavare.
              L'intrecc.io  di questi cem.i  e  i corcocircu.iti  che  ne derivarono  (il  più di ffuso
          fu  il tentativo dei conscrvarorì dj decretare il  fallimenm del modello militare ame·
          ricano in base al proftlo deludente della guerra civile), può essere esami naro in re·
          lazio ne ·a  due problemi di  fondo, le .contrapposizioni tra  l'~scrciro permaneme e
          la Nazione armata erra lJJ.  ''buona'' arre mi.l.itare dei rradiziona)isti e le nuove rego-
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          le  imposte dalla  guerra  industriale di  massa <• >.
              l  partigiani di una Nazione armata di  tipo americano o di  una Nazione. che
          comunque riconoscesse negli Stati Uniti un imporrante punto di riferimento, furo-
          no reclutati, dopo il 184.8, soltanto nelle fìl.e dei democratici.. l moderari che, come
          Balbo. erano stati un tempo attratti dal modello milita.re d'olcreoceano, ne presero
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