Page 178 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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Mentre alcun.i 11nni prima Francesco Aposroli aveva utilinato le vicende d'ol-
treoceano come una cartina di tornasole, che conseoriva di sottolineare i lim.iti e
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lo sbocco catasrrofìco del rriennio rivoluzionario italiano 1 >, Borra segu1 invece
la strada di un confronro rra le rivoluzioni d'America e di Francia e si propose
di individuare anche sul terreno m.ilitare le cause del successo deUa prima e del
dirapagt bonapartista della seconda.
Una dozzina d'anni prima l'alleanza del 1778 rra gli Stati Uniti e la Francia
di Luigi XVI era apparsa ai "giacobini" italiani un implicito riconoscimenro della
"debolezza" della rivoluzione americana. O ra invece Bona scorgeva proprio nei-
J'lnrervenro delle potenze europee nemiche dell'Inghilterra neiJa guerra d'America
uno dei principali ingredienti della formula magica, che aveva consenciro agli Stari
Uniri di evitare di precipitare nel vortice perverso, che aveva inghiottito la Francia
rivoluzionaria. Quesr'ultima, infatti, era stata cosrrerra a ricorrere, in quamo mi·
nacciaca e invasa dagli eserciti della reazione, a " mezzi violemi e straordinari",
a provvedimenti e a scelte istituzionali che l'avevano farra cadere nel bararro del
dispotismo, prima "di molti". poi "di un solo", vale a dire.. come è ovvio, nelle
braccia di Bona parre. AU'orco corso Bona contrapponeva il "Fabio Americano",
Washington, anche per lui, come a suo tempo per Casr:iglioni, fulgido "esempio di
remperanza cittadina". ltipudiando la massima che voleva che "gli stabilirori di stati
nuovi non comand[ino], ma obbedisc[ano] ai soldarj", Washington aveva aUonta·
naro dagli orizzonti della repubblica americana l'incubo del dispotismo militare (2.1>.
Borra riconosceva al primo presidente degli Stati Unici parecchi alrci meriti,
tra i quali, logicamente, quello di "avere la preseme gueua a buon fine condona".
Per raggiungere questa meta Washingmn aveva dovuto trasformare " una moltitu-
dine raccogliciccia", "un esercito tumulruario", nel quale "gli ordini male si osser-
vavano, ognuno voleva comandare e far a modo suo", in .. un eserciro giusm e ben
ordinaro". U piemontese attribujva al generale americano la convinzione cbe "le
guerre non si vincono cogl'impeci popolari, ma colle buone armi, coi buoni ordini
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e coll'obbedienza" < >: paradossalmenre la rivoluzione americana aveva avuro suc-
cesso nella misw:a in cui era stata disciplinata, irtegimenrara. lo conclusione, Wa-
s:bingmn aveva saputo evitare sia la Scilla del dispotismo militare sia la Cariddi
dell'anarchia militare.
L'autore della S/Qria d~/la guerra dell'indipendmza degli Stati Uniti d'America con·
cedeva talmente f>OCO credico agli "impeci popolari" che arrivava ad affermare che,
se gli inglesi avessero inviaro "colà subito dopo nati i moti americani" "un gagliar·
do eserciro stanziale", vale a dire venci-rremamila uomini, "avrebbero senz'alcun
dubbio superata la resistenza e procurata la obbedienza" . Dd resto tra J.e cause
del felice esjro della rivoluzione americana vi era, non solo secondo Bona,."la posi-
tura della patria Joro lonrana e separata per mezzo di un vasco mare da quelle na-
z.ioni che sogliono tenere i più grossi eserciti stanziali" eH>. Ln America non si era
affermaro un modello militare rivol02ionario meritevole di essere esporraco nd vec-

