Page 179 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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IL  MODEllO AMERICANO                                    145
       chio mondo, ma, al contrario, se gli Stati Uniti erano usciti virroriosi dalla guerra
       contro gli  inglesi,  era perché avevano appreso, sotto la  leader-Ihip  "aristocratica"
       di Washington (non a caso il generale si presentava per la prima volta aUe sue truppe
       circondaro da "molti genciluomini"), gli ordinamenti europei. Solcanro quando il
       Congresso amtricaoo si  era convinto che non bisognava lasciarsi  ipnotizzare dal
       "pericolo per la pubblica libertà degli eserciri stanziali" e aveva conseguentemente
       abbandonato la peregrina "credenza che possibil fosse di apparecchiar ogni anno
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       un esercito acro e fano a  poter resistere alle armi nemiche" C2 >,  la rivoluzione ave·
       va  trionfato.
           Dopo .la caduca dell'impero napoleonico l'lcalia scivolò dalla padella francese
       nella brace austriaca, vide più che mai allontanarsi, a dispecco delle riperure pro·
       messe della  coalizione aotibonapartisca,  gli obieuivi  dell'iodi.penderLZa e  della .li-
       bertà. Nei primi annj delb.  Rescaurarione il modello milita.re americano parve a
       non pochi patrioti italiani la risposta più correcca agli  incubi del passato e ai pro·
       blemi del presente. Da un lato, dopo vent'anni di "campi bellici, coocci, capitanati
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       ed altre guerresche opere" 1 )>,  di una società civile calpestata dal rallone di ferro
       del milita.rismo, il  paese aspirava ad un assecco, che concedesse ai soldati uno spa·
       zio quanto mai ridono;  dall'altro,  si  voleva  che anche J'lralia conquistasse i.l suo
       posro al sole. La repubblica americana sembrava possedere il  prezioso talismano,
       che consentiva di perseguire entrambi gli obienivi per quanro divaricati potessero
       apparire.
           "Dio volesse," scriveva nel  1817 Cesare Balbo, il furu.ro presidente del primo
       consiglio dei ministri del Piemonte cosuruzionale,  "che si giungesse al segno, che
       sono gli Sta ci  Uniti d'America. i quali hanno il più grande e il più piccolo esercito
       che abbia risperrivamenre niuno Stato, perché, pagando al solito nou più di cinque
       o sei mila uomini per guarnire i forti delle coste,  più d'un milione cred'io corsero
       all'arrni nell814, quando fu presa Washingron, ruru ordinati e pconri a combarce-
       re". Secondo Balbo qu.esro  "ordine sarebbe, con alcune varierà, imitabile io qua-
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       lunque Sraro, in cui, chi governa, abbia il popolo amico" C2 J.  Una resi ancora più
       impegnativa era sostenuta sempre in quegli anni da un lariale, Luigi Angeloni, da
       parecchio tempo in esilio a Parigi, in un libro inrirolaco Dei/' italia, uscente il setltm·
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       hre del  1818< 1l. Uno dei luoghi comuni del discorso circa l'America era Stato, fi.
       no ad allora, ·quello dell'eccezionalità fisico-geografica degli Stati Unici: il nuovo
       mondo presenta va  caratrer1sciche -.:alme n te peculiari (la vastirà del paese, la wildrr-
       nm, la separacezza garantita dagli  oceani ... )  che non era  possibile ricava roe una
       lezione valida per il vecchio. Angeloni sosteneva invece che Sraci Uniti e  Italia era-
       no, sotro questo  profilo, assai simili: la forma "estesa", i monù e  i mari a  rurela
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       dei  confini nazionali erano condivisi  da enrrambi < >.
           11  passo successivo deU'esule era quello di riconoscere come "il più confacevo-
       le" regime per I'Iralia proprio " il  libero e bel governo" federale degli Srati Uniti,
       il più ano "a generar conrencamcnro e quiece e prosperità nell'universalità de' cit·
       tadini". L'America aveva dimosuato che la "vera libertà e felicità pubblica sono
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