Page 181 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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IL MOOEUO AMERICIINO                                    147

       ricani "debbano la  loro indipendenza all'inrervemo francese": nel 1849 Lodovrco
       Menin u"n professore padovano di storia, era disposto a sostenere la tesi che, anche
       nel caso in cui non fossero state aiutate dalla Franda, "le colonie avrebbero final-
       mente stancata  l'oscinazione"  dell'Inghilterra cm.
          Senza volerlo, il conservatore Meni n penava acqua, in questo caso, al mulino
       dei democracici, di colow che.affermavano che la guerra d'indipendenu america-
       na poteva essere -  proprio perché aveva dimostrato quanto poteva valere un  po-
       polo in lotta  per la  Ubenà -  un esempio per  il  Risorgimento icaUano. Tuttavia
       va  ricordato che, sottO il profilo strettamente militare, era la laione offerta da un'altra
       insurrezione vittoriosa, quella della Spagna contro l'impero napoleonico, che i pa-
       trioti  italiani avevano cercato di sfruttare fin  dalle prime sfide della  Restaurazio-
       ne 06),  La gNe"illa,  la  guerra partigiana o  per bande,  lucida mente teorizzata  nel
       1830 da Carlo Bianco di Saint-Jorioz, era stata indicata come un modello ai rivolu-
       zionari della Penisola <m. Anzi, il fascino dell'esperienza spagnola era stato tale che
       la stessa guerra d'indipendenza americana era stata declinata, a" posteriori, secondo
       il  paradigma  iberico.
          Ad esempio Luigi Blanch, l'ufficiale napoletano che Benedetto Croce avrebbe
       definito il Clausewirz italiano, d univa nella stessa dasse- in un'opera, Della sdm·
       za 111ilitare comiderata. T/8 suoi rapporti col1e altre scimze t  rol sistema sociale,  redatta nei
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       primi anni 1830 e ampliata nel 1842 - le guerre d'America, della Francia rivolu-
       zionaria e della Spagna, "rre rearri  diversi e tre guerre celebri, il cui  resu.lramenro
       è sraro eguaJmcnce favorevole al popolo che si difendeva"  e che, in quanro avevano
       co'mrapposro "truppe nuove a truppe istruire ed agguerrire", avevano alimenrato
       un'inedita  "guerra di  bersaglieri".
          Pur rri.burando le massime lodi alla sua regia di Washington ("l'insieme delle
       operazioni del generale americano può 'sostenere l'anal.isi  senza  remer la  censura
       dei  periti dell'arce"), tuttavia il moderato Blanch si  rifiutava di attribuire un'im-
       portanza dedsiva al ruolo delle forze irregolari. la sua tesi era infatti che non era
       possibile "col solo entusiasmo popolare combattere con successo eserciti regolari",
       che  anche  le  guerre  d'indipendenza  nazionale  dovevano  affidarsi  a  uuppe
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       stanzi ali 0 >.
           Gli avvenimenti rivoluzionari italiani del 1848-49 si conformarono, nelle lo-
       ro linee di fondo, alla previsione di Blanch: L'" entusiasmo popolare" diede, curro
       sommato, un appeno modesw e in ogni caso complementare all'esercito regolare
       piemoncese (~?l.  Per un  alcro verso la  fotroula  indicata dall'ufficiale napoletano si
       rivelò" fallimentare:  la  reazione austriaca spazzò via  anche le  "truppe istruire ed
       agguerrire" degli Stati  italiani. Ne seguì  un dibattito che vide  tiaffiorare,  qua e
       là, quaÌe'cermine di confronto per la mancata rivoluzione italiana la vicroriosa ri-
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       voluziode americana C ' .  Naturalmente, moderati e democratici interpretarono in
       maniera assai diversa quelmix di regolare e di irregolare, che aveva conrradclistin-
       co  i conati indipendenristi italiani. Balbo sottolineò -  alla luce delle due "guerres
       classiques dans les guerres d'insurreccion", le guerre d'America e di Spagna -  che
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