Page 180 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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          la stessa cosa", che il  progresso economico era  un logico frurto deila li berrà politi-
          ca. Ma la prosperità era favorita anche dalla decisione degli Stati Unici di ripudia·
          re l'organinazione militare europea, quei "grandi eserciti scanziali" che compor·
          cavano inevirabilinenre "smisurate spese pubbliche". La  repubblica americana aveva
          sì ''otcocento migliaia'' di "uomini armati ... pronri a correre alle armi, ove il bi so·
          gno li  richiedesse", ma "un esercito così ordinato, quantunque sia poderosissimo,
          non cosca,  per così  dire,  un  picciolo". Tuttavia Angeloni riteneva che l' "oste di
          pacifici cittadini" dovesse essere mobilicara -come si faceva in America- inror·
          no ad "un bel gomicolo", un nucleo di militari di professione, di esperti di quelle
          armi e di quei corpi (artiglieria, genio, cavalleria ... ), che non potevano essere im·
          provvisad (29>,
              Al pari di Balbo, anche .Angeloni cirava  un episodio dcll"'ultima guerra tra
          l'America e I'Jnghilrerra" per dimostrare la superiorità del modello  m.ilicare d'cl·
          creoceano: nel gennaio deJ 1815 "una schiera ragunaciccia e rumulruaria di Ameri·
          cani" era  riuscita a battere "appresso alla  Novella Ocleans l'esercito inglese, che
          pure era un fiore di milizie", facendo così  "conoscere quanto valga l'amor della
          patria, ove quello sia dalla libertà infervorato" (30l, In realtà, come avrebbe.ro avuto
          modo di venire a sapere gli stessi italiani, quando sarebbe sraca cradotta e pubbli·
          cara, neJ  1821,  l' !storia della g11erra fra gli Stati Uniti  d'America e l'b1ghiltemr negli
          armi MDCCCXII-XIII-XIV e XV dell'americano Henry Marie Brackenridge, il con·
          flirto  non era srato affatto una marcia trionfale per l"'osre di pacifici ciccadini",
          un esercito che, deJ  resto, non aveva mai raggiunto le mirabolanti dimensioni cele-
          brare dai Balbo e dagli Angeloni <31l. Ma a favore degli apologeti del modello a me·
          ricano rimaneva sempre l'innegabile fatto che la potente lnghilcerra, la principale
          responsabile deJ crollo dell'impero napoleoni.co, non era riuscita a mettere gli Stati
          Unici  con  le spalle al muro. E. poi una  flotta  da guerra americana era  riapparsa
          fin  dal 1816 nel  Mediter.raneo "a por freno valorosamence alle piraterie degli Af·
          fricani" f32l,  un indubbi.o  indizio della salute  militare della  repubblica stellaca.
              Come .riassumeva nel  1818 Giulio  Ferrario ne Il COJIIImt  amico e moderno> lo
          Scato d'olcreatlancico  negli  ultimi anni "sostenne una nuova guerra cogli  [nglesi,
          sfidò queJJa  bandiera Britanna che domina l'oceano, castigò le potenze barbare-
          sche, creò una mari.na" 03>. Un'immagine "force"  della  repubblica americana ac-
          credirara qualche anno più cardi ranco dal missionario gesuita Giovanni Grassi quanto
          dallo storico liberale Giuseppe Compagnoni, che nel  1822 arrivava a pronosticare
          che gli Scati Uniti, "l'unica potenza in  rurta la  parte sertenrrionale dell'America",
          "in breve spazio d'anni canee navali forze avranno, non solamente da non pavenrare
          gli assalti di nessuno, ma da aggiudicarsi l'imperio de' mari" <H>. Gli avvenimen·
          ci  successivi, dalla  dichiarazione Monroe all'espansione degli Scacì  Uniti a  sud e
          ad ovesr a spese del Messico, non solo sarebbero apparsi una conferma di questa
          profezia, ma avrebbero anche indotto a rivedere il giudizio tradizionale che gli ame-
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