Page 183 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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Il MODI'J..LO  h.MERICANO                                149
      decisamente le distanze, rornando ad invocare il vecchio topor delle "condizioni pe-
      culiari eccezionali" ("l'America non ha vicini, non ha da temere invasioni se non
      marircime ... ") e, in ogni caso, avanzando il dubbio che, una volta posto di fronte
      a  "pericoli interni'·, l'esercito-guardia nazionale  non sarebbe riu:sciro ad evirare,
      diversamente da un "esercito ordinato",  una  "qualche grande e  lunga rivoluzio-
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      ne" ( >.  Del tutto opposto il  parere di Carlo Cattaneo, che ancora nel  1860 dichia-
      rava, riprendendo gli argomenti cari ad Angelonl, che "in ottanta anni di vira libera,
      il popolo americano, perché non ha stanziate armamento né generali da glorifica·
      re, ove si prescinda dalle due gueue d'indipendenza, non fece mai verun notevole
      sforzo d'armi, mentre in questo intervallo le guerre guerreggiare dal governo regio
      o  accese  dalle  sue  ambizioni  in  tutti  gli  angoli  deUa  terra,  profusero  laghi  di
      sangue" C 4 l'l.
          Quando la storia sembrò dare ragione a Balbo, i democratici italiani n.oo bat-
      terono <!ffatto in. ritiran. Anzi, confortati anche dai rovesci pacid dalle forc:e arma-
      re del regno neUJl. campagna del 1866, passarono al contrattacco. Sul finire dj quello
      stesso anno Michelangelo Fanoli poteva celebrare "la civiltà degli Stati Uniti", "la
      terra nella  quale ogni uomo senre essere dovere e sua destinazione non la  guerra
      m;t la produzione".  "La gran guerra civile" non solo  non aveva affatto messo in
      crisi il modello americano, ma ne aveva al comrario confermaro la validità, in quanto
      aveva dimosrraw che "la maggiore prosperità in pace è maggiore forza in guerra":
      gli Stati  Uniti avevano esìbico  nel recente conflitto  •·un lusso  di  forze  materiali,
      che  mezza Europa unica non avrebbe bastato a  pareggiare" \ ,.  Delia stessa opi-
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      nione era Cattaneo, che nel  1868 avrebbe annotaro in  un suo appunto che,  "se
      l'esercito americano improvvisaro avesse  incontrato un esercito prussian.o  pari a
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      quello che  vinse a  Sadova, l'avrebbe sconfitto" < 7l.
          L'offensiva democratica a  favo.re del modello americano fu talmente insisten-
      te che il moderatO Paulo Fambri ebbe a scrivere in quello stesso anno che "è all'A-
      merica principalmente che l'idea delle milizie improvvisate deve un soffio di favore,
      il quale in cerri momenti sembrò portarsi seco il giudizio pedino di uominj tecnici
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      assai  accreditaci" C l.  Di  conseguenza la  pubblicisrica fìl.ogoveroadva si affrettò a
      denunciare i "difetti gravissimi" del sistema starunitense emersi nel corso della guerra
      di secessione: i soldati "poco istruiti", )'"ignoranza della logisrica". "la confusione
      neil·amministrazione"  e via biasimando. Ancorché gli Stati Unici fossero "immen-
      samente grandì" e possedessero enormi risorse. si volle accreditare la resi che "sui
      primordi della lotta gigantesca l'esercito americano sarebbe staro bacturo da un eser-
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      cito staoziale europeo io brevissimo tempo" < 9>.  Un alcro versame della questione
      era sottolineato da Giacomo Amoruo Miaglia, quando sosteneva che la necessità
      di un esercito permanente "pel mantenimento dell'ordine sociale" trovava una con-
      ferma proprio nelle vicende americane. "Qualora il governo federale avesse posse·
      duro upa mediocre forza m ili rare da opporre alla ribellione separad.sta non appena
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