Page 130 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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do poi del tutto dal fatto che la descrizione del monte in Stra-  Le navi della flotta, che continuamente solcavano il golfo
               bone... presuppone comunque la presenza di un cono di cenere.  di Napoli, avranno pur avuto tra i loro tanti marinai qualche
                 Probabilmente l’eruzione del 79 non è neppure la prima   siciliano, originario delle falde dell’Etna in grado di ravvisa-
               dell’éra storica; tutto fa supporre piuttosto che il Vesuvio   re in quel curioso cono un fratello minore del Mongibello!
               era già attivo quando i Greci posero piede sulla costa della   In base alla recente esperienza, il protrarsi di appena un
               Campania. Diodoro narra, infatti, rifacendosi a Timeo, che   secolo della quiescenza eruttiva del Vesuvio, è più che suf-
               la Pianura Campana si chiamava ‘Phlegraea’ dal ‘monte oggi   ficiente a farne ricoprire le pendici da una fitta vegetazione
               detto Vesuvio e che un tempo ha vomitato un gran fiume   che cancella, quasi del tutto, le rossastre lave solidificate.
               di fuoco come l’Etna in Sicilia; e ancora oggi esso conserva   Nessuna  difficoltà  ad  immaginare  quanto  lussureggiante
               molte tracce dell’antico incendio...” 13                fosse divenuta la copertura boschiva del Vesuvio negli ol-
                 Strabone, dal canto suo, compose una descrizione del sito   tre quattro secoli d’inattività precedenti la catastrofe del 79.
               prima del 79, ricordando che: “tra Pompei ed Hercolaneum   Ma quella tinteggiatura verde non poteva alterarne l’incon-
               si trova il Vesuvio, tutt’intorno magnificamente coltivato ad   fondibile profilo vulcanico! Logico concludere, quindi, che
               eccezione della vetta... in gran parte spianata... del tutto steri-  almeno alcuni eruditi immaginassero la malcelata tipologia
               le come un campo di cenere, e presenta caverne di pietre, simi-  orogenetica alle spalle della strana configurazione del Ve-
               li a voragini, di colore fuligginoso come se fossero corrose dal   suvio che, come certificano alcuni affreschi di Pompei, non
               fuoco. Quindi si può giustamente concludere che il monte in   differiva molto dall’odierno profilo. E se l’inesatta identifi-
               un primo tempo ha bruciato ed ha avuto un cratere attivo che   cazione della natura della montagna potrebbe ammettere
               poi si è spento quando il materiale igneo si è esaurito. Forse   qualche attenuante, non così un’eruzione ben nota anche
               è proprio questa la causa della fertilità dei terreni circostanti,   all’epoca. Plinio, per la sua inesauribile curiosità, più e me-
               come a Catania la cenere decomposta dell’Etna...”       glio degli altri doveva sapere e conoscere, con sufficiente
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               13   J. BeloCh, Campania. Storia e topografia della Napoli antica e dei   La conclusione, paradossalmente, appare perciò di scon-
               suoi dintorni, ristampa Napoli 1989, p. 245.            certante modernità: molti, allora come ora, sapevano cosa
               14   Da J. BeloCh, Campania..., cit., p. 250.           fosse un vulcano e che il Vesuvio fosse appunto tale, ma non
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               In alto: Vesuvio prima dell’eruzione del 79 d.C. visto da occidente.
               L’affresco originale, trovato a Ercolano, è sparito. È riprodotto in una   quiescente a tempo indeterminato!
               incisione del 1799 nell’opera “Le pitture di Ercolano e dintorni”, Bi-  Discorso alquanto più articolato e complesso per i segni
               blioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, Napoli.       premonitori. Sappiamo da un racconto di Seneca che la





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