Page 135 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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stere su altre prospettive che dovevano rendere la figura dello
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               zio un vero eroe, oltre che vittima della sciagura” .
                 La critica, in ultima analisi, è la medesima che si eleva ad
               un qualsiasi reportage, tacciato, sistematicamente, di altera-
               re la realtà in funzione della spettacolarità, della ideologia
               o dell’interesse. I fatti, però, a differenza delle motivazioni
               e delle intenzioni, nella loro essenzialità non possono esse-
               re stravolti, soprattutto quando sono ancora vivi molti dei
               protagonisti. Plinio il Giovane non accenna alla sorte di
               Ercolano e di Pompei, né a quanti effettivamente vennero
               salvati grazie al sacrificio dello zio, né spreca una parola sul-
               le sue eventuali onoranze funebri, forse perché aspetti della
               vicenda ben noti. Ciò che gli preme rievocare è l’eroica con-
               clusione di un’esistenza straordinaria, la magnanimità del
               protagonista ed il suo grande altruismo, connotazioni che,
               invece, fino ad allora pochi conoscevano. Premise perciò
               all’esposizione questo breve ringraziamento:

                 “Caio Plinio saluta il suo caro Tacito
                 Tu vuoi ch’io ti narri la morte di mio zio per tramandarla
                 più veridicamente ai posteri. Te ne sono grato; ben so in-
                 fatti che, divulgata da te, la sua morte avrà gloria imperi-
                 tura. Benché egli sia perito in quella rovina di sì splendide   era apparso, di grandezza e di aspetto straordinario.
                 contrade, e sia per ciò destinato a perpetua memoria come   Egli, dopo avere preso un bagno di sole e poi uno fred-
                 le popolazioni e come le città distrutte in quel memorando   do, aveva preso a letto un breve pasto e stava studiando;
                 disastro, e benché abbia egli stesso composto gran numero   si fa portare i calzari e ascende su di un luogo da cui si
                 di opere che resteranno, pure molto aggiungerà alla futura   poteva osservare perfettamente l’eccezionale spettacolo.
                 sua gloria l’eternità degli scritti tuoi. Fortunati io credo co-  Si innalzava una nube (non si capiva bene, guardando
                 loro ai quali gli Dei hanno concesso il dono o di compiere   da lontano, da quale monte, e si seppe poi che era il
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                 cose degne d’essere raccontate o di scrivere cose degne di   Vesuvio) , della quale nessun altro albero meglio del
                 essere lette; ma più assai fortunati quelli che ebbero l’uno   pino avrebbe reso la forma e l’aspetto. Infatti, drizzan-
                 e l’altro dono. Nel novero di questi sarà mio zio per i suoi   dosi in su come con un lunghissimo tronco, si allargava
                 libri e per i tuoi. Più di buon grado per ciò accetto, ed anzi   poi ramificando: credo perché, spinta dapprima in alto
                 sollecito da te ciò che mi domandi” .
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                 Esaurita la premessa, che adombra il criterio informa-  mente probanti, hanno fatto posticipare l’evento collocandolo tra
               tore della rievocazione tesa alla celebrazione dell’eroismo   la metà di ottobre ed i primi di novembre. Oltre tale epoca l’uscita
               dello zio, evitando narrazioni risapute, inizia l’esposizione   delle quadriremi sarebbe risultata impossibile essendo già state tira-
               con un taglio da inviato speciale.                      te in secco per la pausa del mare clausum che andava dall’ 11 di no-
                                                                       vembre al 9 di marzo. Cfr. f. r. veGezio, L’arte della guerra, IV, 39.
                                                                       22   Essendo poco credibile che l’unica montagna sovrastante il centro
                 “Si trovava a Miseno ed esercitava il comando della flot-  del golfo di Napoli, avesse un nome ignoto agli abitanti di Mise-
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                 ta. Il nono giorno innanzi alle calende di settembre ,   no, ed in particolare agli ufficiali della flotta si deve propendere per
                 verso l’ora settima, mia madre gli indicò un nembo che   un’altra interpretazione. L’esplosione freatomagmatica che segna l’i-
                                                                       nizio del fenomeno, determina il formarsi di una densa e spessa nube
                                                                       che nasconde completamente il Vesuvio e le aree limitrofe. Pertanto,
               19   Da C. AvvisAti, Plinio il Vecchio. Il mistero dello scheletro scoper-  quando subito dopo si ebbe l’emissione dell’altissima colonna di va-
               to sulla Marina di Pompei Antica, Ercolano 2001, p. II.  pore, fu impossibile stabilire da dove esattamente scaturiva, cosa che
               20   Da G. vitAli, La letteratura di Roma, Milano 1961, vol. II L’età   avverrà solo in un secondo momento dopo il diradarsi della nube.
               imperiale, p. 639. Epist., VI, 16.
               21   Fino a pochi anni or sono la data della catastrofica eruzione era   In alto: ritratto di Plinio il Giovane.




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