Page 35 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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zionata Via Herculea fosse in realtà un rozzo terrapieno
               artificiale, forse la sommità della diga foranea del Lucrino.
               Per contro, almeno un paio e valide le vie di comunica-
               zione interne che univano Miseno all’intera Regio Baiana
               e quindi al complesso Lucrino-Averno. La prima girava
               intorno all’abitato di Bauli pervenendo alla Sella di Baia,
               mentre la seconda seguiva la riva nord del lago Miseno per
               raggiungere Cuma e le ville del Fusaro.

               Da riparo per barche a prima base navale


                 La trasformazione di Miseno in prima base navale dell’Im-
               pero ne alterò drasticamente le caratteristiche, persino dal
               punto di vista giuridico. Le sue adiacenze, infatti, vennero
               distaccate da Cuma formando una entità autonoma, una sor-
               ta di enclave extraterritoriale, in cui si insediò la nuova colo-
               nia marittima. Difficile stabilire con precisione la data dell’e-
               vento che, per analogia con la fondazione di altre colonie, è
               stata supposta intorno al 31 a.C., sebbene sembri verosimile
               una data più recente. In pochi anni il piccolo centro divenne
               una dinamica e popolosa cittadina militare, dove conversero
               e si stabilirono i tanti ufficiali ed i tantissimi marinai della
               flotta, con le rispettive famiglie. Sotto questo aspetto anticipa
               la connotazione delle odierne grandi basi navali statunitensi,
               anch’esse simili a città autonome in una regione straniera.
                 Nonostante tanta rilevanza e tanta vitalità, caratteristiche
               peculiari della base di Miseno che permarranno pressoché
               immutate per i successivi quattro secoli, l’identificazione
               di Monte Miseno con l’attuale Capo Miseno non è priva di
               dubbi. Ad ogni buon conto Capo Miseno si erge sul mare
               con pareti tufacee a picco, concludendosi in sommità con
               una breve spianata e restando collegato alla terraferma tra-
               mite l’istmo sabbioso di Miniscola, estremo inferiore del
               porto stesso. A settentrione degrada, con una serie di pic-
               coli rilievi, sino a Punta della Salparella, protesa nel porto,
               ed appena più ad est sino a punta Terone, che con la sim-
               metrica punta Pennata ne forma l’imbocco.
                 I lavori della nuova base navale di Miseno vennero avviati
               intorno al 15 a.C., di certo fra la battaglia di Azio del 31 a.C.
               e la morte di Agrippa nel 12 a.C. Nel medesimo scorcio sto-
               rico, del resto, anche presso Ravenna si avviò la costruzione
               della seconda base navale. Stando sempre al Beloch, il porto
               di: “Miseno forma una insenatura lunga circa 2 km e larga da
               500 a 250 m; la profondità in nessun punto supera i 14 metri.
               Il porto si divide in due grandi bacini quasi della stessa am­
               piezza; uno esterno, l’attuale porto di Miseno, ed uno interno,
               il Mare Morto. Oggi sono separati da una diga di pietre su cui
               corre la strada... Così il Mare Morto è diventato una laguna   Dall’alto: odierno canale tra Mare Morto e Porto di Miseno; vedute
               costiera che di anno in anno si va sempre più insabbiando...   dello specchio di Mare Morto.




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