Page 78 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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tà, infatti: “l’equipaggio di una nave da guerra era suddiviso
in quattro categorie: gli ufficiali, i tecnici, i rematori e la
fanteria marittima. A questo proposito non esistono grandi
differenze fra la flotta greca e quella romana, in qualunque
momento della loro storia.
In una trireme ateniese il trierarco, che nella maggior par-
te dei casi aveva scarsa competenza sia nautica che militare,
veniva assistito in mare da vari ufficiali dell’equipaggio che
sorvegliavano il buon funzionamento del servizio... A questi
ufficiali si aggiungevano dei tecnici, in vario numero a se-
conda dell’importanza della nave... Anche i fanti marittimi
erano di numero variabile, ma soprattutto in funzione delle
concezioni tattiche del momento... L’unica modifica di rilie-
vo introdotta dai romani si ebbe sotto l’Impero, quando alla
organizzazione navale venne sovrapposta una struttura mi-
litare, per cui ogni equipaggio... costituì ormai una centuria,
dotata di un suo proprio personale amministrativo...” 24
Circa i rematori le sole indicazioni attendibili di cui di-
sponiamo sono che: “le bocche per i remi non si trovavano
tutte alla stessa altezza e che, sempre nell’equipaggio di una
trireme, si distinguevano tre categorie di rematori: i traniti
[del banco più elevato] gli zigiti e i talamiti che sommati
facevano circa 170 uomini...” 25
Dal punto di vista storico, tuttavia, si coglie una netta
divergenza tra la concezione della marina da guerra greca
e quella romana. Infatti: “mentre il greco per molto tempo
aveva saputo prendere risolutamente il remo per difende-
re la patria, il cittadino romano, invece, tenderà sempre a
mantenere come prerogativa il fatto di evitare il servizio sul
mare, tranne che nelle file della fanteria marittima. Il suo
legittimo posto era nella legione, e non quello di preda su
una galera.
Marinai e rematori quindi, al tempo della Repubblica, an-
davano reclutati tra gli elementi marginali della cittadinan-
za: a rigore i cittadini delle colonie marittime, più normal-
mente gli affrancati e soprattutto, in proporzione crescente,
gli alleati- sia che servissero direttamente nella flotta roma-
na o che dovessero fornire squadre ausiliarie… [e non di
rado però si dovette] ricorrere agli schiavi.
Identica situazione sotto l’Impero, almeno finché non ven-
ne promulgata la costituzione antonina nel 212, che estese
assai il diritto di cittadinanza, privandolo del suo significato
essenziale. È certo bene non esagerare il numero degli affran-
24 Da y. GARlAn, Guerra e società nel mondo antico, Imola 1985, p. 203.
25 Da y. GARlAn, Guerra..., cit., p. 194.
A fianco: diplomi di concedo dei legionari di Miseno (sopra) e di Ra-
venna (sotto).
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