Page 79 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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cati che all’inizio del principato entrarono nella marina roma-
na, e non ammettervi la presenza degli schiavi... Nella scala
dei valori militari e civici, fra il marinaio e il legionario vi era
più che una differenza di grado: era una differenza di natura
che faceva del primo un elemento accessorio e marginale della
comunità in armi...” 26
Innegabile, però, la grande cura riservata agli uomini
della flotta. Ad una più attenta analisi quelle concessioni,
quelle tolleranze, quelle sommarie equiparazioni non pos-
sono non riconoscersi funzionali all’arma ed alla sua otti-
mizzazione operativa. La diversità etnica, infatti, vigente
tra i marinai non solo era accettata ma veniva considerata
molto favorevolmente, corrispondendo alle tante prove-
nienze geografiche altrettante differenti conoscenze nauti-
che di porti, scali, coste, fondali, corsi d’acqua ecc. Quegli
uomini raccolti e accolti da tutto il perimetro marittimo del
Mediterraneo costituivano una sorta di cartografia viven-
te, un portolano empirico e dettagliato, un insieme di dati
idrografici di ogni più sperduto angolo dello stesso baci-
no. In qualsiasi momento e per qualsiasi circostanza quelle
competenze potevano tornare utili se non indispensabili,
senza alcuna preclusione, diffidenza o limitazione. Costi-
tuivano pure, per le loro disparate provenienze, altrettante
fonti di notizie, di relazioni umane, formando perciò un
antesignano servizio di informazione a beneficio della ma-
rina e delle sue operazioni. La diversità divenne perciò un
criterio qualificante della marina imperiale, un valore ag-
giunto delle sue tradizionali peculiarità. Senza contare che
quella sorta di crogiolo etnico permise di verificare tutti gli
eventuali problemi derivanti dall’integrazione di popoli e
tradizioni tanto diversi.
Dallo studio delle lapidi sono infatti emersi i nomi e le
origini di un gran numero di suoi marinai: africani, alessan-
drini, egiziani, corsi, frigi, cilici, dalmati ed ancora cam-
pani, sardi, pontici. In pratica, come accennato, da qualsiasi
angolo del Mediterraneo provenivano gli equipaggi e gli uf-
ficiali e forse anche le maestranze destinate alle costruzioni
delle navi, dei loro armamenti e delle loro attrezzature. Da
stime e ricerche attendibili sulla componente militare pro-
priamente detta, almeno un terzo era originario dell’Africa,
in particolare di Alessandria. Quanto ai tecnici, nella quasi
totalità, provenivano dalla Grecia, ed a loro deve ascriversi
l’altissimo livello tecnologico delle navi da guerra.
26 Da Y. Garlan, Guerra..., cit., p. 205.
A fianco: stele funebre di Publio Longidieno faber navalis, Ravenna
Museo nazionale.
parte seconda - aspetti operativi della flotta 7 7

