Page 31 - A scuola sul mare - Navi Asilo e Grande Guerra nei documenti dell'Ufficio Storico della Marina Militare
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pedagogico per lo straordinario esperimento educativo tissime e di essere fonte di grande felicità per coloro
compiuto dalla signora Giulia Civita Franceschi. Su nave che ne sono a contatto ma è anche un elemento che
Caracciolo, infatti, furono accolti oltre 750 bambini e ra- può essere terribilmente feroce, rude, duro da vivere e
gazzi sottratti all’abbandono e restituiti ad una vita di- da subire. Ciò è tanto più vero quanto più il mare è vis-
gnitosa. suto da coloro che con esso hanno rapporti quotidiani,
L’impostazione e il metodo educativo utilizzato da Giu- ovvero i marinai, cui sono legati anche momenti tra-
lia Civita Franceschi , apprezzato da Maria Montessori gici, tanto per chi li vive quanto per chi rimane, ovvero
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fu definito dai giornali del tempo come «sistema Ci- gli amici, i familiari, le persone care. Ecco perché quello
vita» per descrivere l’azione educativa volta al recupero degli istituti che hanno offerto assistenza e conforto ai
di minori a rischio di delinquenza ed esposti ad ogni familiari, figli essenzialmente ma anche madri, vedove
tipo di malattia, che poneva al centro i valori della di- e così via, è un argomento cui la Marina e la marineria
gnità legata al lavoro, della solidarietà e degli affetti. in genere sono sempre state estremamente sensibili” .
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La Caracciolo non si limitò ad essere una scuola di ad-
destramento ai mestieri marittimi, ma fu una comunità L’ISTITUZIONALIZZAZIONE DELLE NAVI ASILO
dove ogni bambino veniva incoraggiato e valorizzato
con affetto e nel rispetto delle sue tendenze e aspira- Di fatto, la prima attività legislativa inerente le “navi-
zioni. asilo” è datata luglio 1911 quando il Parlamento ita-
Giulia Civita Franceschi salì a bordo della nave nel- liano emanò un’apposita legge, presentata
l’agosto del 1913 e vi rimase fino al 1928, quando que- dall’Onorevole Pasquale Leonardi Cattolica, già Diret-
sto istituto educativo fu inserito, così come le altre tore dell’Istituto Idrografico della Marina. Seguì il de-
navi-asilo, nell’Opera nazionale Balilla . creto 28 giugno del 1912 sostenuto e avvalorato dal
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Il motto dell’Opera delle navi-asilo istituita dalla Regia contrammiraglio Paolo Thaòn di Revél, che nel marzo
Marina fu: “Dal mare la vita. Salviamo i fanciulli”, raf- del 1913 sarebbe stato nominato Capo di Stato Mag-
figurato con il disegno di un’ancora e un salvagente le- giore della Marina. Il decreto prevedeva la costituzione
gati da una cima con un nodo “a otto”. Uno stemma del Consorzio fra Ministero della Marina, dell’Interno,
dal significato semplice ed intenso: le navi-asilo erano della Pubblica Istruzione e degli enti locali della città di
un’ancora di salvezza per i fanciulli e il mare salvava Napoli per l’istituzione e l’esercizio di una nave-asilo
loro la vita preparandoli ad affrontare la vita stessa. Al sull’unità radiata Caracciolo, concessa dallo Stato.
riguardo, interessante è la riflessione di Luisa Francesca Il 21 giugno del 1914, un mese prima dello scoppio
Proto che sottolinea come “il mare è sempre stato un della Grande Guerra (28 luglio 1914), invece, nacque
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elemento particolare, capace di suscitare emozioni for- l’Ente Morale Opera Nazionale di Patronato per le Navi
Asilo Caracciolo e Scilla con sede a Roma presso il Mini-
stero della Marina. Ma è solo il Regio Decreto n. 159
(21) Nacque a Napoli da Emilio Franceschi e Marina Vannini. Il del 1925 che regolamenterà in modo definitivo la ma-
padre, scultore ed ebanista toscano, si trasferì nel 1867 a Na- teria delle “navi-asilo”.
poli. Nella città partenopea diede vita a un’importante scuola
di intaglio. Giulia fu molto legata al padre. Ben presto di- Il metodo educativo applicato su queste navi scuola,
ventò la sua più fidata collaboratrice. Nel 1889 Giulia sposò mirato al recupero e all’integrazione, poneva l’accento
l’avvocato penalista Teodoro Civita. Da questo matrimonio sul valore della dignità legata al lavoro, agli affetti e alla
nacque Emilio. solidarietà. I ragazzi erano considerati e riconosciuti
(22) Dopo il ventennio fascista le navi-asilo ripresero la loro atti- nella loro individualità, rispettati e incoraggiati nei pro-
vità che si concluse negli anni Settanta.
(23) Luisa Francesca Proto è una donna tenace e molto impe- pri bisogni e tendenze, così che il loro sviluppo poteva
gnata sul fronte dell’attività sociale attraverso la sensibilizza- essere il più possibile armonico e completo. Erano am-
zione alla cultura del mare, che gli autori hanno incontrato messi generalmente a bordo giovani di età compresa
nel mese di novembre del 2015 alla Libreria internazionale
del mare di Roma, in occasione della presentazione del no-
stro primo libro: V. Grienti-L. Merlini, Navi al fronte. La Ma- (24) Luisa Francesca Proto, L’esperienza delle navi asilo in Italia
rina Italiana e la Grande Guerra, Roma, Mattioli 1885, 2015. (1883-1943), cit.

