Page 27 - A scuola sul mare - Navi Asilo e Grande Guerra nei documenti dell'Ufficio Storico della Marina Militare
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donne traviate, dei trovatelli e degli orfani in stato di detentive. A bordo venivano accolti una media di ses-
completo abbandono, ma anche dei figli di persone santa ragazzi che, appena raggiunta l’età della leva, par-
agiate e distinte, “traviate dai vizi della mondanità” . tivano militari in Marina oppure, se non dovevano
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Per rendere più effettiva la sua opera educativa, però, soddisfare l’obbligo, venivano affidati come marinai a
nel 1893 Garaventa pensò di trasferire la sua Scuola di bordo dei piroscafi delle società di navigazione.
Redenzione e vita su una vera nave, creando così un’isti- I metodi educativi usati a bordo erano legati all’azione
tuzione simile alle training ships inglesi che raccoglievano suggestiva del mare e della vita marinaresca. Una strada
a bordo i “reietti” delle “opere pie” con lo scopo di che si dimostrò vincente, come documenta il numero
dare loro “riabilitazione” e “redenzione”. dei recidivi veramente insignificante rispetto a quello
Garaventa aveva visto in porto una vecchia nave della rilevantissimo dei ricoverati a bordo che durante un
Marina che non portava più né merce né petrolio, un trentennio di vita operosa, quantunque precaria e agi-
vecchio residuato bellico senza cannoni e senza gloria: tata, furono beneficiati dal potere educativo dell’istitu-
il Daino, un brigantino ormai in disarmo che aveva zione .
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combattuto la guerra navale del 1848 contro l’Austria. La prima nave, l’ex Daino, restò ancorata a Genova fino
Riuscì ad ottenerla in donazione da parte della Regia al 1904 quando la Regia Marina assegnò al professore
Marina grazie all’interesse dell’ammiraglio Paolo Thaòn Garaventa e ai suoi figli la cannoniera Sebastiano Veniero
di Revél. Il veliero fu adattato per accogliere i ragazzi e dismessa dal servizio .
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diventò una nave scuola con il nome prima di Reden- L’esperienza della Garaventa fu importante e molto in-
zione e poi con quello di Nave Officina Redenzione Gara- teressante, dal primo momento e anche negli anni a se-
venta. guire, pur in assenza di un piano organico nazionale
I “garaventini” vivevano come veri marinai. Dall’alza- che regolasse le “navi-asilo”.
bandiera, eseguita ogni giorno con musica e picchetto, Fu tuttavia evidente, ben presto, che era necessario
all’ammainabandiera: giornate di lavoro e di studio mettere ordine a queste istituzioni dal punto di vista le-
sotto una disciplina ferrea. Garaventa insegnò loro, se gale. Così nel 1906, con un apposito Regio Decreto fir-
analfabeti, prima a leggere e scrivere; e dopo con le- mato il 17 maggio, fu istituita una Commissione reale
zioni collettive italiano, geografia, calligrafia, religione. per la riforma degli Istituti Nautici e dell’istruzione na-
Poi, a seconda delle predisposizioni, si passava alle ul- vale la quale, nel 1907, nominò una sottocommissione
teriori specificità: “allievi macchinisti” o “mozzi”. Mu- che in una relazione sottolineò l’importanza di creare
sica, pittura, pesca e canottaggio erano le attività del “scuole nautiche” di grado inferiore e superiore. Nella
tempo libero. relazione della sottocommissione vi era anche la pro-
Il motto di nave Garaventa fu “Ubi charitas ibi Deus” e ac- posta di una scuola per giovanetti aspiranti conduttori
colse giovani sbandati di età non superiore ai sedici di generatori e piccole motrici. L’obiettivo era di isti-
anni, ma anche molti che avevano scontato già pene tuire scuole popolari, e si coniugò con gli sforzi di chi,
come il professore Garaventa, voleva dare vita alle
“navi-asilo”.
nelle strade della città. Le autorità non si interessavano ai pro-
blemi di questi ragazzi, così Garaventa fece da solo andando
a “bussare” a tutte le porte di coloro che avrebbero potuto
dargli aiuto. In questa maniera riuscì a concretizzare il suo (14) Si calcola che i giovani educati a bordo della nave-scuola isti-
progetto educativo-sociale. Raccolti i primi ragazzi che voleva tuita da Gara ven ta siano stati oltre dodicimila. Molti di loro
aiutare a uscire dal degrado sociale in cui vivevano, li riunì aderirono ad un’associazione di ex allievi patrocinata dal-
alla spianata dell’Acquasola (nel centro di Genova a metà l’Amministrazione provinciale di Genova.
strada fra i quartieri storici di Portoria, oggi Piccapietra, e (15) Dopo la morte del fon datore della scuola la direzione passò
San Vincenzo) e parlando in dialetto genovese per farsi ca- ai figli Domingo e Giovanni che riuscirono a por ta re avanti
pire meglio, offrì loro l’opportunità di redimersi iscrivendosi la tradizione fino al 9 febbraio del 1941 quando la nave af-
alla scuola che aveva intenzione di fondare. fondò in seguito al bombardamento na va le di Genova. In
(13) Luisa Francesca Proto, L’esperienza delle navi asilo in Italia quella occasione i “garaventini” allievi vennero ospitati in di-
(1883-1943), cit. versi collegi di Genova e l’attività della scuola fu sospesa.

